Premiate due suore dal Convegno di cultura “Maria Cristina di Savoia”

Solennizzato dalla presenza del Vescovo Mons. Mario Russotto l’appuntamento annuale del Convegno di Cultura “Maria Cristina di Savoia”, con una S. Messa celebrata nel suggestivo Santuario del Signore della Città, nel cuore del centro storico di Caltanissetta.

Il Convegno “Maria Cristina”, presieduto in diocesi dalla Prof. Giuseppina Battaglia, è impegnato in un intenso programma di iniziative, articolato lungo tutto l’anno sociale, di approfondimento culturale e di riflessione spirituale, che ne fanno una delle presenze femminili più presenti nel panorama delle realtà ecclesiali del laicato.

Ogni anno, al termine della Messa solenne, viene consegnato un riconoscimento ad una donna nissena che si sia distinta per il suo operato virtuoso, in omaggio all’operosità solidale delle donne. Quest’anno due targhe di merito sono state assegnate a due Suore Francescane del Signore che operano proprio nell’Istituto fondato 132 anni fa dal Servo di Dio Padre Angelico Lipani: Suor Irene e Suor Rosalinda.

Suor Irene, già missionaria in Brasile, formatrice responsabile di tante giovani suore di ogni parte del mondo, è stata Superiora della Comunità dell’Episcopio e oggi, suora da oltre 60 anni, continua il suo impegno con i bambini della scuola materna dell’Istituto; e Suor Rosalinda, docente di religione, psicopedagogista, impegnata con entusiasmo nel settore dell’educazione e studiosa di Padre Angelico.

A loro il Vescovo ha consegnato la targa con la quale il Convegno Maria Cristina di Savoia, presieduto dalla Prof. Giuseppina Battaglia, ha voluto premiare quest’anno la loro vita dedicata alla solidarietà e al servizio ai più deboli.

Il Convegno “Maria Cristina di Savoia”, presente in tutta Italia dal 1937, è intitolato alla giovane regina del regno delle due Sicilie, moglie del re Ferdinando II di Borbone, recentemente beatificata dalla Chiesa per le virtù eroiche con cui ha esercitato la carità e l’attenzione solidale per i più poveri e gli ammalati nella sua breve esperienza terrena (è morta infatti a soli 24 anni per i postumi del parto).

Amatissima dai napoletani, che la chiamavano la “reginella santa”, si è impegnata anche personalmente contro la pena di morte, riuscendo ad impedire, finchè fu in vita, tutte le esecuzioni capitali nel territorio del suo regno.