S. Giuseppe Moscati: il medico santo dei poveri

S. Giuseppe Moscati: il medico santo dei poveri

Un santo dei nostri giorni, Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri”, beatificato da S. Paolo VI nel 1975 e canonizzato da S. Giovanni Paolo II nel 1987: in sua memoria l’Ufficio Diocesano Pastorale della Salute, diretto da p. Giuseppe Anfuso, ha organizzato un Convegno venerdì 16 novembre, alle 16, nel salone della parrocchia Regina Pacis, sul tema “Strumenti dell’azione di Dio nei confronti del prossimo. Essere controcorrente nell’esercizio della professione”.
Interverranno, oltre a padre Anfuso, i coniugi dott. Antonino Bosco e dott. C. Groppuso e il dott. Gioacchino Lo Verme, focalizzando in particolare le peculiarità della professione medica come servizio, superando ogni logica spersonalizzante e valorizzando l’approccio solidale nelle relazioni che si determinano intorno alla salute, soprattutto in direzione dei più deboli.
Precederà il Convegno un triduo di S. Messa e Lodi, nei giorni 14, 15 e 16 novembre, celebrato alle 8,30 nella Cappella della Rettoria di S. Anna (Testasecca), in memoria di San Giuseppe Moscati: professionalità, carità, vita eucaristica; così come una celebrazione eucaristica concluderà i lavori del Convegno di giorno 16 (memoria liturgica del Santo) celebrata alle ore 18 nella chiesa Regina Pacis.
Giuseppe Moscati (1880-1927) settimo figlio di un magistrato e di una aristocratica, è stato un medico, docente universitario, ricercatore, figura esemplare per i professionisti dei nostri giorni, aveva scelto la professione come “sacerdozio laico”, dedicandosi ai più bisognosi con dedizione missionaria, negli ospedali pubblici, nei quartieri più poveri di Napoli, fino a rinunciare alla carriera universitaria, che lo aveva già proiettato in un orizzonte di successi internazionali.
Era profondamente convinto che non ci debba essere contraddizione tra la scienza e la fede, entrambe rivolte al bene della persona, e sue ricerche cliniche, contestualizzate con la chimica e la biologia, lo hanno portato a sperimentare trattamenti e terapie innovative (come la terapia a base di insulina per la cura del diabete), mettendo le sue competenze al servizio dei poveri, che curava gratuitamente nel suo studio, assistendo spesso anche economicamente le loro famiglie, con particolare riguardo ai bambini.
«Il dolore di chi è malato giungeva a lui come il grido di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con l'ardore dell'amore – ha detto S. Giovanni Paolo II nell’omelia della sua canonizzazione – Il movente della sua attività come medico non fu dunque il solo dovere professionale, ma la consapevolezza di essere stato posto da Dio nel mondo per operare secondo i suoi piani, per apportare quindi, con amore, il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute».”

Caltanissetta 12 novembre 2018

Mons. Giuseppe La Placa
Vicario Generale
Direttore Ufficio Stampa