Mons. Antonino Stromillo fu vescovo della Chiesa nissena, il primo, dal 1844 al 1858. Preposto dei PP. Teatini di Lecce, fu consacrato vescovo a Roma il 17 febbraio 1845, e, da buon religioso, diede subito una impronta spirituale al clero e al popolo. Ebbe il merito di affrontare le ordinarie difficoltà burocratiche legate alla nascente struttura ecclesiale, ponendo le basi per la costruzione della nuova diocesi. Tra i suoi documenti più importanti ricordiamo, in modo particolare, l’editto del 16 luglio 1846 che prescriveva di attenersi, per quanto riguardava la vita della diocesi, ai decreti del sinodo agrigentino del 1703, emanati dal vescovo Francesco Ramirez, in attesa della celebrazione di un sinodo nisseno. Di fatto il sinodo si celebrò 145 anni dopo, nel 1989, durante l’episcopato di Mons. Alfredo Maria Garsia.
Nonostante gli stravolgimenti politici legati ai moti del ’48 la città di Caltanissetta riuscì a mantenersi estranea agli eccessi che invece conobbero le altre città siciliane, e il vescovo mostrò grande carità per lenire, in seguito, gli effetti della rivoluzione.
La sua vita fu semplice e modesta: “semplici le sue stanze, povere le suppellettili, il cibo parchissimo, modesto il vestito, la corte ristretta a quel tanto che raggiungesse il necessario decoro della prelatura”.
Colto da una “mortale infermità” la notte del 28 dicembre 1857, terminò la sua corsa terrena la notte tra il 6 e il 7 gennaio del 1858. La sua croce pettorale e l'anello episcopale per sua volontà furono lasciati al simulacro di San Michele Arcangelo patrono della città.