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Nell’abbraccio di Dio

06-01-2012 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Nell’abbraccio di Dio

Nell’abbraccio di Dio Professione perpetua di Sr. Teresitadella Compagnia Maria SS. AssuntaCaltanissetta – Cappella delle Assuntine, 6 gennaio 2012  1

Nell’abbraccio di Dio

 

Professione perpetua di Sr. Teresita

della Compagnia Maria SS. Assunta

Caltanissetta – Cappella delle Assuntine, 6 gennaio 2012

 

 

1.  Un atto d’amore

 

Celebriamo la professione religiosa di Teresita nel giorno in cui ricordiamo la manifestazione di Dio  al mondo, ai popoli, attraverso la figura muta di un bambino. Io mi sono chiesto che rapporto ci può essere tra una tale consacrazione religiosa e la celebrazione dell'Epifania e pensavo proprio all’offrirsi di Dio nella debolezza di un bimbo e alla ricerca, lunga e perseverante, da parte nostra,  per giungere ad una meta che è quella della prostrazione e dell'adorazione. Fra l'offrirsi di Dio e il prostrarsi degli uomini, corre proprio il senso dell'amore come donazione. In fondo, è un atto d'amore quello che fa Dio, presentandosi come un bimbo, esponendosi all'adorazione; ma è un atto d'amore anche quello che fanno i Magi nel cercare il Signore, nonostante il lungo cammino, nonostante l'attraversamento delle tenebre nella città di Gerusalemme.

 

La consacrazione è davvero un atto d'amore, non calcolato, non misurato, perché l'amore non si misura, un atto d'amore fino allo spreco. Dio ci ama tanto da sprecare il Figlio, i Magi amano il Signore, tanto da sprecare intelligenza, tempo, energie, sprecare la loro fatica e portare i loro doni, affrontando il rischio di un viaggio non facile. La consacrazione è un atto d'amore perché io mi rendo conto sempre più di come l'uomo, la donna, non abbiano altra vocazione che questa, come la Chiesa non ha altra vocazione che l'amore. Non abbiamo altra strada che quella dell'amore, l'amore che tutto dà, l'amore che non calcola, l'amore alla follia.

 

2.  Un duplice sì

 

Teresita vive la situazione dei Magi che lasciano la loro terra; o quella di Abramo e Sara che si sradicano dalla loro patria, dalla loro casa, dalla loro tribù, per andare verso dove non sanno. Non lo sai neanche tu, Teresita, nessuno di noi lo sa. Possiamo davvero dire questa sera: non so verso dove tu mi condurrai, Signore, ma ho la certezza che Tu mi condurrai. E questa certezza cresce nella misura in cui lasciamo crescere l'amore in noi. Abbiamo solo la certezza che Lui ci condurrà, il  “verso dove” Lui lo conosce, noi lo ignoriamo, ma è Lui a condurci.

 

Anche i Magi non sapevano verso dove andare, ma una stella li ha condotti e quando la notte è sopraggiunta, non si sono scoraggiati, hanno chiesto, hanno interrogato con umiltà, lasciando, loro che erano sapienti, che si manifestasse anche la loro non conoscenza, loro ignoranza,. E Matteo, raccontando questo episodio, opera un cambiamento straordinario nel testo del profeta Isaia che viene citato qui dai sacerdoti consultati da Erode. Isaia diceva: «Tu, Betlemme, sei troppo piccola, perché da te mi uscirà...»; Matteo dice: «Non sei davvero la più piccola...». Cambia il testo, perché comprende che pure in quella piccolezza di Betlemme, Dio si offre; anzi è Lui la vera Betlemme e si offre come “casa del pane”, casa che può sfamare tutti, realizzando quello che il profeta Amos aveva detto: «Verranno giorni in cui ci sarà fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola di Dio che si offre».

 

Ecco, questa fame viene soddisfatta perché Gesù è il pane della Parola di Dio che si offre. Finalmente l'attesa è finita, i Magi, appresa questa notizia, riprenderanno il cammino e ancora una volta non sanno verso dove, ma adesso hanno più chiara la meta: è Betlemme, non conoscono ancora la casa, ma hanno la certezza che Dio li conduce, ancora attraverso la stella, non una stella speciale, una stella come tante, ma che per loro è “la” stella. Anche in questo, il discernimento è importante, perché fra tante stelle sanno vedere la loro stella, quella che li condurrà e che certamente li condurrà.

 

I Magi poi, una volta giunti, trovano il Bambino e sua Madre ed io penso che in questo quadro che  Matteo presenta ci sia quel duplice “sì” di cui abbiamo parlato: il Bambino rappresenta il sì di Dio all'umanità e Maria rappresenta il sì dell'umanità a Dio, ed entrambi hanno detto sì per amore, sapendo di dover passare attraverso l'umiliazione e lo svuotamento. In questo incontro dei Magi con il Bambino e sua Madre è l'umanità intera che si prostra in adorazione di questo duplice sì, il sì di Dio e il sì di Maria, il chinarsi dell’Uno e l'offrirsi dell’altra.

 

3.  Con la luce dall’amore e della Parola

 

Sorelle carissime, quando noi ci consacriamo al Signore, non conosciamo mai il “verso dove”,  nessuno di noi sa per quali vie il Signore condurrà queste nostre anime, però abbiamo la certezza che Lui ci conduce. E questa certezza diventa consapevolezza, illuminazione di un piccolo tratto di cammino, nella misura in cui viviamo di Lui e come Lui nell'amore. L'amore è la stella che ci conduce e quando tradiamo l'amore abbiamo spento quell'unica stella che può dare  un po' di luce ai nostri passi.

 

Anche tu Teresita sei chiamata ad essere questo amore e la tua stella è questo amore che ti conduce. E come i Magi hanno viaggiato in compagnia, tu viaggi con la compagnia di Maria SS. Assunta. Non importa contare quanti siamo, quello che vale è che siamo in strada e camminiamo cercando di usare l'intelligenza, un'intelligenza credente, e facendoci accompagnare dalla Parola di Dio che va conosciuta, scrutata, a volte magari anche forzata, come fa Matteo, perché va attualizzata, perché è la Parola per me oggi. E se ci affidiamo a questa Parola, anche le tenebre a poco a poco si dissiperanno e comprenderemo la meta, o almeno sapremo cosa fare alla meta: prostrarci e adorare. Non vedremo la gloria sognata, vedremo ancora la forza della debolezza nel sorriso inerme del Bambino, ma siamo chiamati a prostrarci dinanzi a questo Dio debole e ad adorare.

 

Se scoprissimo fino in fondo il valore dell'adorazione! Ad-orare: portare la mano alla bocca per tacere e guardare, per baciare e abbracciare. E il primo atto di adorazione, oggi, lo fa il Signore nei tuoi confronti, Teresita. Egli ti ha cercato per vie che tu non pensavi e, arrivato a te, oggi si prostra, ti bacia e ti abbraccia, mentre nella tua prostrazione e nella tua adorazione siamo tutti quanti noi, tutta la Compagnia di Maria SS. Assunta, è la Chiesa stessa che si offre all'abbraccio e al bacio di Dio, è la Chiesa che tace perché è solo l'ora di amare, sono finite le parole. Adesso si tratta di lasciar camminare lo sguardo, sguardo di adorazione, sguardo di penetrazione nel mistero, sguardo di profondità nell'essere. Noi ci sentiamo davvero prostrati con te, con te nell'atto dell'adorazione, perché vogliamo far giungere, attraverso di te, a Gesù il nostro bacio e il nostro abbraccio.

 

Non liberarti mai da questo abbraccio di Dio e finché stai in questo abbraccio, tu sarai l'amore che è Dio, ma ogni volta che proverai ad allontanarti da questo abbraccio, tornerai ad essere semplicemente una cercatrice, tornerai ad essere nelle tenebre di Gerusalemme, dove nulla di vede se non l'oscurità. Stai in questo abbraccio e lasciati baciare dal Signore che ti ha desiderata, sognata, amata fin dall'eternità. In quanto parte, adesso pienamente, della Compagnia di Maria SS. Assunta, tu, Teresita, devi rappresentare, come Maria, il sì dell'umanità a Dio e quindi il tuo nome sia solo ed esclusivamente quello di Maria: “Eccomi”, senza altro commento. E così sia!

 

 

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