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Sentinelle di prossimità

27-09-2019 01:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Sentinelle di prossimità

Sentinelle di prossimità XVI Anniversario di Ordinazione episcopale e di ingresso in Diocesie ordinazione diaconale diAlessandro Ronchi, Vincenzo Arno

Sentinelle di prossimità

 

XVI Anniversario di Ordinazione episcopale e di ingresso in Diocesi

e ordinazione diaconale di

Alessandro Ronchi, Vincenzo Arnone e Massimo La Marca

Caltanissetta – Cattedrale, 27 settembre 2019

 

 

 

Sono grato alle gentili Autorità, il Sig. Sindaco, il Sig. Questore, i Comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, le altre Autorità qui convenute, perché hanno voluto con la loro presenza onorare questa nostra assemblea e dire anche l’afflato che c’è fra la Chiesa diocesana e le Istituzioni civili. E sono grato, in modo speciale, ai nostri tre giovani sposi e padri di famiglia che oggi si consacrano al Signore nel diaconato e alle loro famiglie che li hanno sostenuti nel cammino di questi lunghi anni di studio e di fatica, anni durante i quali, oltre a svolgere il loro lavoro, hanno frequentato l’Istituto Teologico, ma soprattutto hanno fatto un cammino di fede significativo guidati dal carissimo p. Aldo Amico. Noi diamo lode al Signore anche per questo e ci uniamo ai nostri carissimi giovani seminaristi, speranza di questa Chiesa, cuore di questa Diocesi, mentre invochiamo dal Signore il perdono se non sempre abbiamo saputo accogliere le sue grazie, perché Dio non si merita mai, semplicemente lo si accoglie.

 

1. Coraggiosi testimoni di vangelo

 

Il Vicario Generale nel suo indirizzo di saluto e di augurio al Vescovo per questo XVI anniversario di consacrazione episcopale e di insediamento nella Diocesi di Caltanissetta, ha voluto esprimere il suo augurio parlando di questi frutti che sono i nostri tre giovani, Vincenzo, Massimo e Alessandro, e ha sottolineato il fatto che nella mia Lettera pastorale io insisto sull’ideale della nostra vita che è Dio e, dunque, su questa trasfigurazione di ciascuno di noi in una santità possibile per essere sempre più credenti credibili, chiamati a lievitare il mondo con il seme del Vangelo.

 

Oggi, io rendo lode al Signore per tutte le persone che mi ha dato la grazia di incontrare in questi anni, non solo persone fisicamente presenti, vicine a noi, ma anche persone alle quali mi sono accostato con lo studio, con la lettura, con la preghiera. Mi riferisco in modo particolare a Marianna Amico Roxas, donna tenace, caparbia ma coraggiosa, soprattutto per i suoi tempi, nel portare avanti un ideale alternativo di femminilità consacrata; mi riferisco a Mons. Jacono, il Vescovo buono, il Vescovo povero, che si è lasciato umiliare fino in fondo e ha risposto alle umiliazioni con la preghiera, il sacrificio della sua vita e la sua benedizione; a p. Angelico Lipani che, in un momento difficile per la Chiesa e per la società, mentre i conventi venivano chiusi, ha rilanciato l’ideale della carità verso gli ultimi degli ultimi, verso i più poveri della nostra città, della carità come genitorialità nei confronti degli orfani dei minatori e ha trovato il consenso di una schiera di donne, grazie alle quali, a poco a poco, si è concretizzato il progetto di Dio di fondare una Congregazione di suore attorno a quel piccolo, nero Crocifisso del Santuario del Signore della Città.

 

Questi tre credenti credibili, questi coraggiosi testimoni di vangelo, queste inedite figure nella storia della nostra Chiesa nissena, sono stati riconosciuti in questi ultimi nove, dieci anni dalla Chiesa e dai Papi eroi nell’esercizio delle virtù e, dunque, Venerabili. Questo per me è il dono più bello che il Signore ha voluto fare alla nostra Chiesa attraverso la mia povera e inutile persona, quello di consegnarci queste luci vicine per dare coraggio a questo popolo sempre smarrito, sempre scoraggiato, a volte ripiegato su se stesso, che vive quasi con nostalgia la mancanza delle miniere e a volte si raggomitola nei tunnel della propria anima.

 

 

2. Tempo ai poveri

 

Il Signore ha voluto darci queste luci perché possiamo camminare con coraggio, serenità, entusiasmo e passione nel nostro essere e vivere in questa storia. E oggi ci concede di affiancare, a queste tre figure, tre giovani sposi, padri di famiglia, che celebrano il connubio di due sacramenti: il sacramento del matrimonio, che dice l’amore come dono oblativo di sé e il sacramento dell’ordine sacro nel grado del diaconato, che dice il servizio d’amore nel dono oblativo soprattutto verso gli ultimi, i più poveri.

 

Nella lettera di nomina che sarà loro consegnata, ho voluto sottolineare innanzitutto che non sono primariamente al servizio di una parrocchia, ma sono al servizio della Chiesa diocesana perché sono diretti collaboratori del Vescovo. Per tale ragione ho voluto inserirli nelle realtà diocesane: Vincenzo nell’Equipe diocesana di Pastorale familiare, Massimo nell’Ufficio diocesano della Pastorale dei migranti e Alessandro nell’Ufficio diocesano della Caritas.

 

Ma oltre a questi riferimenti diocesani, e dunque di ampio respiro, carissimi Vincenzo, Massimo e Alessandro, il vostro compito nelle comunità parrocchiali da cui provenite sarà quello di curarvi primariamente della Caritas, dell’esercizio della carità e poi della Pastorale degli ammalati: andate dai poveri ammalati che spesso sono abbandonati anche dai familiari; andate a trovarli non solo per portare l’Eucaristia, ma per vivere quel vostro essere sentinelle di prossimità. Adottate questi ammalati, andate a trovarli, non è tempo perso! Il tempo dato ai poveri, agli ammalati, è tempo di contemplazione eucaristica; il tempo rubato ai poveri e agli ammalati, è tempo rubato a Dio. E questo vale anche per i presbiteri. Quindi, curate nelle comunità parrocchiali anche i ministri straordinari della comunione e inseritevi nei gruppi familiari.

 

Voi non dovete fare i catechisti dei bambini – lo sappiano, lo ascoltino i parroci – questo non è compito vostro. Il vostro compito è la Caritas o la San Vincenzo parrocchiali, la Pastorale degli ammalati, la cura dei ministri straordinari e il vivere con le vostre mogli nei gruppi di Pastorale familiare, proprio perché il diaconato non vi faccia dimenticare il matrimonio.

 

3. La spiritualità della ferialità

 

In un certo senso, carissimi figlioli, voi rappresentate nella Chiesa quello che lo Spirito Santo è nella Trinità. Se il Padre – se vogliamo usare questa analogia – viene rappresentato nella chiesa dal Vescovo, se il Figlio viene rappresentato dai presbiteri, lo Spirito Santo viene rappresentato dai diaconi.

 

Lo Spirito Santo è l’amore che crea relazione generando e custodendo la differenza; lo Spirito Santo permette alla Trinità Santissima di dirsi e darsi al di fuori di sé e, dunque, è l’estroversione della Chiesa. Voi dovete condurre la Chiesa e le vostre comunità fuori dal Tempio e per questo è bello che manteniate le vostre professioni - abbiamo due poliziotti e un operaio - ed è quello, oltre alla vostra famiglia, l’ambiente primo dove dire e dare Dio nel silenzio, rendendo credibile la testimonianza, perché la vostra è una spiritualità mondana, la spiritualità del frammento, la spiritualità dell’ordinarietà, della ferialità. Quindi, meno state nel Tempio, più servite Dio e i fratelli, più siete fedeli alla vostra vocazione.

 

Voi, infatti, non venite clericalizzati con il sacramento dell’ordine sacro nel grado del diaconato, venite chiamati da Dio attraverso il Vescovo ad un servizio qualificato, che vi configura a Cristo Servo nello stile dello Spirito Santo, il quale lavora nelle nostre anime per renderci conformi al Figlio e per condurci al Padre; lo Spirito Santo ci configura in sé a immagine del Figlio, Cristo Gesù; lo Spirito Santo è anima della nostra preghiera, ma non chiede di pregare lui, ispira nel nostro cuore: “Abbà, Padre”, ci invita a pregare le parole del Figlio rivolgendoci al Padre.

 

4. Seme di pace

 

Quindi, la vostra è la presenza dell’esserci senza apparire, del lievitare e trasfigurare rimanendo invisibili. Voi siete gli unici nella Chiesa a vivere di fatto due sacramenti: la fede matrimoniale e la fede diaconale, per cui voi rappresentate nella comunità cristiana l’anello che congiunge queste due realtà, questi due sacramenti, l’anello della fede che dice il modo d’essere della Chiesa nel mondo, chiamata a servire, a vivere l’inchino d’amore nel servizio verso gli ultimi. E questo farete alzando, durante la messa, il calice che dice il martirio, il prezzo che Gesù ha pagato per il suo servizio d’amore; questo voi fate annunciando la pace alla comunità cristiana e invitando tutti a scambiarsi un segno di pace, perché nella famiglia, nei vostri luoghi di lavoro, voi dovete essere seme di pace.

Noi diamo lode al Signore per il dono di voi tre, per il vostro “sì” sostenuto dal “sì” delle vostre mogli, delle vostre famiglie, dei vostri figli, perché anche i vostri figli sono stati coinvolti in questo “sì”. Avete fatto tanti sacrifici, partecipando alle lezioni di pomeriggio, studiando la notte, avete fatto più sacrifici di noi preti e avete acquisito il nostro stesso titolo di studio. Quindi, come Vescovo, sono commosso e orgoglioso di voi che ci siete d’esempio, perché ci testimoniate che con il coraggio e con lo spirito di sacrificio si possono raggiungere grandi risultati, come quello di rispondere pienamente a quella che è la chiamata e la volontà del Signore.

 

Possiate rappresentare in questa nostra Chiesa la fede, la speranza e la carità, per stimolarci tutti a vivere in questo inchino d’amore verso i nostri fratelli, soprattutto gli ultimi, e a trovare il coraggio di essere sentinelle di prossimità, capaci sempre di fare il primo passo. Vi guidi e vi aiuti in questo Maria Santissima, la prima diaconessa di Dio, perché lei rispondendo “sì” alla chiamata di Dio e consegnandosi nelle sue mani, si è inchinata al divino volere, prendendosi cura direttamente del Figlio di Dio e ponendosi sulla strada del servizio, vivendo il suo essere sentinella di prossimità verso l’anziana cugina Elisabetta e verso tutti i poveri e perché l’anima di Maria ha magnificato il Signore e da quel giorno ha saputo leggere la storia con gli occhi di Dio, ridando speranza ai poveri e agli ultimi, di generazione in generazione. E così sia!

 

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