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Profumo della santità di Dio

13-04-2017 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Profumo della santità di Dio

Profumo della santità di Dio Messa del CrismaCaltanissetta – Cattedrale, 13 aprile 2017 1.      Una sacramentale trasfigurazione di popolo… Quella del

Profumo della santità di Dio

 

Messa del Crisma

Caltanissetta – Cattedrale, 13 aprile 2017

 

1.      Una sacramentale trasfigurazione di popolo…

 

Quella della Messa Crismale è la celebrazione della consacrazione e la Parola di Dio, sia nel testo di Isaia che nel testo di Luca, ci ha parlato di consacrazione con l’unzione dello Spirito Santo. Durante la celebrazione consacreremo gli olii per la consacrazione battesimale, crismale, sacerdotale e nella preghiera di Colletta abbiamo chiesto a Dio Padre, che ha consacrato con l’unzione dello Spirito Santo il Figlio suo, di essere anche noi partecipi della consacrazione di Cristo Gesù per essere suoi testimoni nel mondo.

 

Questa consacrazione ha il profumo della santità e questo profumo viene dallo Spirito Santo; noi siamo consacrati, cioè resi santi, come il Figlio è santo della santità del Padre grazie a questa relazionalità, fondata sull’intimità dell’amorevolezza che è lo Spirito Santo. E se la consacrazione è una santificazione, essa non riguarda solo i vescovi o i sacerdoti, perché è data al Figlio con l’unzione dello Spirito e, dunque, è data anche al Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa.

 

Questa consacrazione è un fatto, un evento, una sacramentale trasfigurazione di popolo e la Chiesa, che è il popolo santo di Dio adunato nel nome della Trinità, è chiamata ad essere testimone del vangelo di Cristo, profumo della santità di Dio, unzione dello Spirito Santo nel mondo. Ed è solo dentro una Chiesa santa, una Chiesa popolo santo di Dio, che noi possiamo cogliere lo specifico del nostro ministero episcopale, presbiterale, diaconale; diversamente non capiremmo che ci stiamo a fare. Siete voi, figlioli carissimi, in quanto popolo di Dio di cui noi facciamo parte, che date ragione e significato al nostro esserci in quanto vescovi, sacerdoti e diaconi.

 

Noi siamo parte di voi, del popolo di Dio e siamo parte di voi perché al vostro servizio, non viceversa; al vostro servizio non partendo dall’alto, ma dal basso. Lo dice la Lettera agli Ebrei parlando proprio del sacerdozio: “Preso di tra gli uomini, viene costituito a favore degli uomini, nelle cose che riguardano Dio”.

 

2.      …Per trasfigurare il mondo

 

Per questo è giunta l’ora di ricollocarci, in quanto vescovo, presbiteri, diaconi, dentro il popolo di Dio; di leggere la nostra vocazione all’interno di questa dimensione laicale della Chiesa, cioè della Chiesa come popolo, e di aiutare voi, figlioli, a riscoprire il senso del vostro sacerdozio battesimale, dal quale si dispiega e si motiva il nostro sacerdozio ministeriale. E mentre il nostro dice funzione e servizio, il vostro è costitutivo della Chiesa, della dimensione laicale della Chiesa in quanto popolo di Dio. Questa dimensione costitutiva del sacerdozio vive in noi presbiteri, vescovi, diaconi, in quanto battezzati. È giunta l’ora di dare voce al popolo di Dio in quanto tale, di dare voce a questa dimensione laicale della Chiesa, che non può semplicemente ri-trovarsi, ri-conoscersi, ri-costituirsi nelle catacombe del Tempio, ma deve, partecipando alla consacrazione del Figlio con l’unzione dello Spirito, essere apostolica, missionaria.

 

La nuova società non si costruisce dentro il Tempio, ma a partire dal Tempio, dove risuona forte, inquietante, la Parola di Dio che deve trasformarci in ribelli non violenti, rivoluzionari, nei confronti di un certo modo di vivere, di un certo andazzo cristiano, sociale, civile, umano.

 

Dobbiamo riscoprire quel nucleare d’amore che il vangelo ha deposto nel nostro cuore già con l’unzione battesimale ed essere noi questa atomica rivoluzione di vangelo, ma in quanto popolo di Dio e, dunque, in quanto capaci di riconoscerci in una relazione dialogica e in una comunione di santi che ci rende tutti uguali per dignità e tutti diversi per personalità.

 

È il mistero di una Chiesa che si lascia ungere dall’unzione dello Spirito, che si lascia consacrare e profuma non di populismo, non di sociologismo, non di vangelo a buon mercato, ma profuma di santità; quella santità che restituisce l’uomo e la donna a se stessi perché solo divenendo se stessi, nella comunione relazionale, si è immagine di Dio e insieme si può camminare verso la sua somiglianza.

 

Ci conceda il Signore, consacrando e ricevendo questi olii, di profumare di santità, di somigliare a Lui nell’arte dell’amore, nell’arte del perdono, nell’arte del servizio, perché possiamo, come popolo di Dio, trasfigurare il mondo, nella mistica di quello Spirito che ci chiama alla misura alta della santità.

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