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Guardate oltre

24-12-2012 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Guardate oltre

Messa Notte di Natale Cattedrale di Caltanissetta, 24 dicembre 2012 GUARDARE OLTRE 1.  Un germoglio di speranza Grande e inaudito mistero è quello che

Messa Notte di Natale

 Cattedrale di Caltanissetta, 24 dicembre 2012

 

GUARDARE OLTRE

 

1.  Un germoglio di speranza

 

Grande e inaudito mistero è quello che questa notte noi celebriamo ancora una volta, mistero di una nascita, miracolo di vita, germoglio di speranza. Ogni nascita è un mistero, qualcosa di indefinito viene al mondo e, uscendo dal grembo di una donna, si offre allo sguardo e alla carezza dei  genitori. Ogni bambino è il miracolo della vita, è la fiamma della speranza che si accende nel mondo per contrastare i focolai di guerra, le paludi di morte, i soffocamenti nella miseria dei popoli della terra. E adesso, fra questi popoli che vengono sempre più soffocati nella miseria e stretti nella morsa della povertà, c'è anche il nostro popolo, la nostra gente, famiglie che ci abitano accanto, bambini che non hanno nulla da mangiare, mentre milioni di tonnellate di cibo, in questi giorni, vengono gettati nelle pattumiere. Noi facciamo di tutto per uccidere la speranza e preferiamo chiuderci nella solitarietà dei nostri individualismi, negli arroccamenti delle nostre piccole visioni del mondo, nella ricerca del nostro “ben-avere”, ignorando il bene comune, il benessere dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

Ma anche dinanzi alle nostre chiusure, alle nostre testardaggini, Dio non si stanca di nascere ancora, perché nonostante tutto, nonostante noi, Dio crede ancora nell'uomo, ci ha fatti Lui, siamo usciti dalle sue mani. Noi siamo una carezza di vento nel ventre di nostra madre, un soffio di poesia nel ricamo delle Sue dita e Lui continua a credere in noi. E affinché noi impariamo, a nostra volta, a credere nell'uomo, a credere nell'impossibile possibilità di una civiltà dell'amore, nasce Bambino.

 

2.  L’abbraccio dell’amore di Dio

 

Mentre i potenti pensano di essere destinatori dei popoli, di poter segnare il futuro dei popoli, una strana coppia di sposi prende la strada dell'emigrazione, che dal nord, da Nazareth, porta al sud, a Betlemme. Giungono i giorni del parto e questa ragazza non sa come fare, il suo giovane sposo non sa come provvedere, gli uomini rifiutano l'alloggio perché c'è altro da fare e  una stalla si offre quale cavità accogliente per Dio.

E Dio non lancia strali, non lancia fulmini e giudizi, è contento di trovare un grembo di pietra, una mangiatoia, un po' di paglia. Si accontenta di poco perché guarda sempre, non a quello che noi siamo, ma a quello che noi possiamo diventare con Lui. E quando nasce, i suoi primi amici, oltre agli animali che probabilmente c'erano nella stalla, sono i più poveri dei poveri, gli emarginati, coloro che venivano cancellati anche dal registro del Tempio e considerati senza religione, perché non avevano tempo per andare nel Tempio e non potevano osservare lo shabbat, il sabato, perché dovevano camminare oltre ogni limite, dovevano condurre il gregge al pascolo, perciò erano considerati senza Dio, senza legge, poveri. Avevano il cielo come volta della loro casa e una pietra per guanciale.

Ma quel contatto si apre a qualcosa di inatteso: mentre sono distesi con gli occhi verso il cielo, si squarcia quel velo e hanno visioni di angeli che dicono che Dio non si è stancato di amare l'uomo, che la pace verrà sulla terra, perché la presenza dell'abbraccio dell'amore di Dio è tutta in un bambino, in un virgulto di novità: "Andate, è nato per voi … Andarono e videro, il bambino e sua madre”. Vedono qualcosa di normale, un accadimento feriale della vita, eppure, questi emarginati, questi senza Dio, senza religione, senza cittadinanza, né consesso della società civile, sanno vedere oltre i segni. A loro basta quel bambino, quella mangiatoia, una ragazza che ancora una volta offre il suo grembo come casa di vita e credono e il loro cuore si spalanca alla gioia. Gli angeli scompaiono, non ci sono più, adesso gli angeli sono proprio questi pastori, sono loro che lodano, sono loro che annunciano la possibilità di nascere ancora, perché gli uomini sono amati da Dio e  sempre stretti nell'abbraccio del Suo perdono.

 

3.  Docile creta

 

E noi che frequentiamo il tempio, noi che siamo dentro la religione, noi credenti, abbiamo ancora il coraggio di alzare lo sguardo verso il velo del cielo? Il nostro cuore ha ancora visioni di angeli che ci chiamano a guardare oltre la debolezza? Anzi, a vedere proprio nella fragilità la potenza di Dio e a capire che anche per noi si schiude un'occasione, perché anche noi questa notte siamo sul punto di nascere, basta crederci, basta non assassinare il bambino che vive in noi, altrimenti diventiamo un aborto d'uomini. C'è quel bambino che prega, che ancora si vuole stupire, che ancora vuole giocare la vita nella solidarietà, nell'abbraccio con gli altri. C'è quel bambino che preme in noi, che ha voglia di vita, che vuole ancora scoprire, incontrare, conoscere, lasciarsi accarezzare.

Sì, figlioli, forse noi pensiamo di non aver bisogno di Dio, ma Dio questa sera ci dichiara che ha bisogno di noi e che è tanto il suo desiderio dell'uomo da farsi uomo egli stesso. E come questo presepe posto davanti all'altare, un'opera artistica straordinaria, lasciato grezzo nella sua argillosità, così Dio viene senza camuffarsi, senza veli di potenza, viene e assume il nostro fango, la nostra argilla. E’ un Dio grezzo quello che nasce stasera, perché i poveri non si spaventino e lo sentano amico, Dio bambino, perché i ricchi possano ancora lavorare sull’argilla che essi stessi sono, perché i potenti possano misurarsi con l'Onnipotenza che si fa creta, perché il nostro cuore, come la nostra fede, è dentro un fragile vaso di creta.

Sta a noi lasciarci plasmare, questa sera, dal Bambino, chissà che domani mattina non sorga un uomo nuovo, una donna nuova, capace ancora di sorridere alla vita e di permettere alla vita di sorridere nella propria esistenza. Vi auguro un Natale “grezzo”, perché possiate essere creta docile nelle mani di Dio. Che questa sera, nella mangiatoia del nostro cuore, il Signore possa deporre il bambino che noi siamo stati, il bambino che possiamo di nuovo diventare nell'abbraccio d'amore col mondo intero e soprattutto con i più poveri, con i pastori della nostra società, ignorati, maltrattati, emarginati, ma destinatari del vangelo più bello: "Oggi è nato per voi il Salvatore". Buon Natale!

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