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La cripta di luce

08 Marzo 2020
di Redazione
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La cripta di luce

Messaggio di Quaresima del Vescovo Mons. Mario Russotto

LA CRIPTA DI LUCE Messaggio di Quaresima 2020
 
            Figlioli carissimi,
a tutti e a ciascuno di voi giunga il mio affettuoso saluto e il ricordo nella preghiera, soprattutto in occasione del prossimo prezioso tempo di Quaresima.
 
Continuando la nostra riflessione sul tema della mia Lettera pastorale “Dal buio alla luce”, che in Avvento abbiamo letto nella prospettiva dei Magi e della Stella di luce, desidero ora cogliere una particolare suggestione da offrirvi in questo Messaggio di Quaresima: la cripta di luce.
 
Il portale del cammino di questi quaranta giorni è costituito dal suggestivo e semplice rito della imposizione delle ceneri, durante il quale viene proclamato il vangelo secondo Matteo sulla triade fondamentale della pietà giudaico-cristiana: elemosina-preghiera-digiuno.
 
1. Lo sguardo nel segreto
 
«Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli» (Mt 6,1). Il testo greco recita letteralmente: «Fate attenzione: la vostra giustizia (ten dikaiosynen ymon) non fate (me poiein) davanti agli uomini…». Qualunque nostra buona opera può essere fatta in due modi opposti: per autocompiacerci, avere lode e riconoscimento dagli uomini, oppure per piacere a Colui che da sempre ci ama e ci riconosce come figli.
 
Nella nostra società si vive o si muore dello sguardo altrui. Chi non è visto da nessuno è come se non esistesse. È questa la causa di quella che San Paolo chiama ophtalmodoulía (Ef 6,6), cioè la “schiavitù degli occhi” che rende l’uomo servo dello sguardo altrui, servo della “vana-gloria”. Solo chi crede davvero di essere figlio di Dio e da Lui amato, è libero dalla vanagloria, perché in Dio trova la vera gloria.
 
«Fate attenzione: la vostra giustizia non fate davanti agli uomini per essere da loro ammirati»: dobbiamo costruire la giustizia, cioè la santità nel quotidiano adempimento della volontà di Dio, dal di dentro, dalla cripta del cuore. Bisogna essere onesti “dentro” e non apparire tali; bisogna vivere l’inchino d’amore verso gli altri “dentro” e non per cercare umane gratificazioni.
 
Troppo spesso, infatti, noi ci riceviamo e ci costruiamo nello sguardo degli altri, dipendiamo dall'immagine che ci rinvia lo sguardo altrui. “Diventare qualcuno” per molti significa essere apprezzati e riconosciuti dagli altri, essere “grandi” agli occhi degli altri, privilegiando l'apparire rispetto all'essere, la gratificazione rispetto alla gratuità. Basta quindi che gli altri distolgano lo sguardo, perché alcuni si sentano un nulla. Annientati, sono indotti a ratificare la propria morte sociale distruggendo se stessi, scomparendo in un solipsismo sterile e in un'autocompassione deprimente.
 
Gesù, invece, ci chiede di prendere come alto riferimento lo sguardo del Padre che «vede nel segreto», in greco «en to krypto». E ciò implica un lavoro interiore particolarmente coraggioso e impegnativo… di distacco e di perdita di tanti punti di riferimento esteriori… E si tratta di “perdita per amore”, di ricostruzione del nostro io più vero e profondo sotto lo sguardo del Padre. La nostra esistenza, allora, riceve la libertà radicale di Gesù, perché àncora della nostra vita è il Padre che vede nel segreto, e dall’abisso di questa “cripta cordiale” noi attingiamo luce e forza di vivere.
 
È nella cripta del cuore che ciascuno di noi decide chi vuole essere, di chi vuole essere, che cosa e come intende essere! È nella cripta del cuore che ciascuno di noi è quello che è agli occhi di Dio, senza infingimenti e senza ipocrisia. Nella cripta del cuore ci si scopre amati come si è, accolti per quello che ciascuno può dare, liberati da tutte le pastoie dell’ipocrisia, dell’apparenza, dell’esterna agitazione. Lì ci si trova rasserenati e rappacificati, “ra-ccolti”, cioè nuovamente accolti nella libertà di Dio.
 
2. La cripta dell’elemosina
 
«Quando dunque fai l’elemosina… non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,2-4). Nel suo insegnamento quelli che fanno le “buone opere” per essere lodati dagli uomini Gesù li definisce “ipocriti”, cioè commedianti!
 
L’elemosina ci ricorda che noi siamo esseri in relazione con gli altri e che non basta “dire la fede”: occorre produrre opere e frutti di giustizia; occorre venerare Gesù nel fratello che ci passa accanto; non serve proclamarci cristiani se poi la nostra vita e il nostro rapporto con gli altri ne sono una chiara smentita.
 
L’elemosina apre il cuore all'accoglienza dell'altro, ai gemiti inespressi del suo volto, all'attenzione a captare i suoi appelli e i suoi segnali spesso di non facile decodificazione. L’elemosina ci spinge al dovere di farci prossimo, uscendo dal guscio del nostro io per tenderci verso l'altro senza pregiudizi e schemi già costituiti, nell'esercizio della più pura gratuità.
 
E allora… «non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra» (Mt 6,4): la riservatezza è il modo di vivere l’elemosina, che è coraggio di declinare la vita… mai senza l’altro, superando steccati e chiusure intimistiche, timidezze e pregiudizi; è sguardo aperto ai poveri e alle tante povertà che ci circondano, nella consapevolezza che in quell’«amatevi gli uni altri come Io ho amato voi» (Gv 13,34) viviamo già il Paradiso!
 
3. La dispensa della preghiera
 
«Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera (in greco eis to tameion, cioè “dispensa”) e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nella cripta; e il Padre tuo, che vede nella cripta, ti ricompenserà» (Mt 6,5-6).
 
La preghiera ci apre all'attiva passività accogliente del Padre che ci fa dono della Parola nello Spirito, schiude il nostro cuore all'ascoltazione riflessiva dell’eloquente silenzio di Dio. Preghiera è stupore di misterioso ma reale incontro con il totalmente Altro che ci vuole simili a Sé.
 
La preghiera è questione di intimità, è stare cuore a cuore con il Signore. Pregare è fare un viaggio nella cripta della nostra interiorità. Consapevoli che in questo viaggio non siamo soli, perché siamo accompagnati illuminati guidati dallo Spirito Santo. È Lui dentro di noi che attira nella cella del nostro cuore il Signore; è Lui che ci dà il respiro d’amore che è Dio. E noi diventiamo respiro di Dio nell’esercizio dell’elemosina, cioè del chinarci con amore e riservatezza verso gli altri.
 
La preghiera nella dispensa del cuore con la porta chiusa è la luce che trasfigura la vita e la nostra giornata, illuminando d’amore il nostro rapporto con gli altri. Dobbiamo scendere nel profondo di noi stessi e lì sentirci inquietati interrogati feriti dal Dio che ci inabita. Se non siamo davvero convertiti, è perché non preghiamo!
 
4. Il nascondimento del digiuno
 
«Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,16-18).
 
Se l’elemosina definisce la relazione con gli altri e la preghiera la relazione con Dio, il digiuno riguarda la relazione con se stessi, quindi ancora di più deve svolgersi nel nascondimento” (in greco en to kryphaio)… «e il Padre tuo che vede nel nascondimento (en to kryphaio) ti ricompenserà» (Mt 6,17).
 
Dopo la riservatezza (elemosina) e l’interiorità (preghiera), il digiuno ci presenta la terza dimensione del cammino di santità: la radiosità. Quando digiuni, cioè quando lavori su te stesso; quando ti sforzi di non cadere nelle tentazioni e di resistere nelle prove; quando eserciti il dominio su te stesso e non ti lasci andare alle passioni dei sensi e non lasci andare in modo sfrenato i tuoi pensieri; quando riesci davvero a dominare e a comandare tu nella casa della tua volontà e non le tue emozioni o le tue egoistiche lagnose tendenze, ma tu con la tua intelligenza illuminata dal Vangelo e con la tua coscienza lucidamente responsabile… allora devi essere radioso gioioso sorridente sereno. Sii luminosamente gioioso!
 
Digiuno è coraggio di guardarci dentro in compagnia di Dio; è affrontare la fatica di costruirci, convertirci, cambiare mentalità, eliminare difetti ed eccessi, allenarci con spirito di sacrificio a combattere la buona battaglia della fede per essere personalità forti e robuste, credenti credibili ben radicati in Dio e nella Sua volontà.
 
5. Quattro diete
 
Oltre alle opere di misericordia raccomandate dal profeta Isaia (58,3-8) come “opera di giustizia”, desidero proporre a ciascuno di voi una “dieta” particolare per questa Quaresima.
 
1. Digiuno dello sguardo: astenersi dal guardare con occhio cattivo e sguardo possessivo, per riacquisire purezza educando gli occhi.
 
2. Digiuno dell’udito: astenersi dal prestare orecchio a tutte le chiacchiere e a tutti i pettegolezzi da sacrestia!
 
3. Digiuno della lingua: astenersi dal dire-male, dal male-dire, dal mormorare, dal giudicare uccidendo gli altri con le parole.
 
4. Digiuno del cuore: astenersi dal coltivare e conservare rancore, odio e risentimento. Digiuno del cuore per liberarlo da gelosie, invidie, calunnie e maldicenze. Il nostro cuore, infatti, batte per dare vita ed è fatto per amare e allora nulla che non sia amore deve abitarlo!
 
Il digiuno è esercizio dell’amarsi; è educazione allo spirito di sacrificio; è autocontrollo nei pensieri, nelle parole e nelle azioni; è disciplina del desiderio e della libertà da gratificazioni e riconoscimenti. Il digiuno ci educa a desiderare quello che Dio desidera per noi! E il desiderio di Dio è la pienezza della nostra libertà redenta, la perfezione della nostra umana dignità, il compimento del nostro essere Sua somiglianza: «Santificatevi e siate santi, perché Io il Signore vostro Dio sono Santo» (Lv 11,44).
 
Augurandovi un serio profondo impegnato cammino di Quaresima, tutti di cuore benedico nel Signore.
 
Vostro aff.mo
 
+ Mario Russotto
Vescovo
Caltanissetta 19 gennaio 2020

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