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Gettare e riassettare

12-01-2015 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Gettare e riassettare

Gettare e riassettare Ordinazione diaconale diLuigi Biancheri e Daniele LombardoSan Cataldo – chiesa madre, 12 gennaio 2015  1.  Verità libertà e serv

Gettare e riassettare

 

Ordinazione diaconale di

Luigi Biancheri e Daniele Lombardo

San Cataldo – chiesa madre, 12 gennaio 2015

 

 

1.  Verità libertà e servizio

 

Figlioli carissimi è sempre con gioia e trepidazione che il Vescovo si pone dinanzi al mistero di Dio e si assume la responsabilità dinanzi a Lui e alla Chiesa di conferire l'Ordine del Diaconato a due giovani della nostra Comunità diocesana. Gioia e trepidazione perché è come portare davanti a Dio il dono di due giovani vite, questa oblazione d'amore di Daniele e Luigi che subito dopo gli studi delle scuole superiori hanno intrapreso il cammino di discernimento vocazionale nella nostra comunità del Seminario ed oggi si presentano a Dio non degni – infatti, per inciso, non mi piace molto la domanda che la Chiesa ci fa porre: “Sei certo che ne siano degni?” – non siete degni, Daniele e Luigi, come io non sono degno della pienezza del sacerdozio nell'episcopato, come nessuno dei preti presenti è degno di essere sacerdote. Piuttosto si può parlare di idoneità di risposte al dono di Dio, ma la nostra indegnità resta sempre e per questo ancora più grande risplende il dono d'amore che Dio ci ha fatto e che questa sera conferisce a voi attraverso la preghiera di ordinazione e l'imposizione delle mie mani.

 

Resterete sempre indegni, ma la coscienza di questa indegnità diventa scuola di umiltà. Nella verità di questa indegnità voi troverete la libertà di essere, non quello che per i vostri meriti sarete, ma quello che per dono d'amore di Dio diventerete. Solo la coscienza di sé è garanzia di continua conversione, perché solo nella verità di se stessi si può essere liberi della libertà di Dio e si può diventare testimoni della carità del Signore.

 

In fondo, è proprio quello che Sant’Agostino ha detto con una espressione molto bella: servum te faciat caritas quia liberum te fecit veritas, “l'amore, la carità, ti faccia davvero servo perché la verità ti ha fatto libero”. Il grande padre Sant’Agostino ha ereditato questa esperienza da un monaco fondatore del cenobio, cioè della comunità monastica, del monachesimo vissuto in fraternità, Pacomio, il quale, quando vive la sua conversione, prega il Signore dicendo: fammi libero perché io diventi servo dei miei fratelli.

 

Carissimi Daniele e Luigi, che voi possiate essere liberi, liberi per diventare servi, servi anche da un punto di vista sacramentale, ontologico, perché voi sarete l'icona sacramentale, l'alter Christus servo per amore. Voi, con la vostra testimonianza, con la vostra libertà interiore, con la letizia che abbiamo chiesto al Signore nella preghiera di colletta, con quella gioia vissuta come irradiazione fascinosa, direte alla Chiesa e all'umanità questa libertà che nasce dall'essere servi per amore.

 

Si tratta di una libertà anche dai legami, dai vincoli matrimoniali, libertà da una paternità umana, da una coniugalità umana, non per rifuggire da questo tipo di relazione, ma per entrare in un'altra relazione che dilata il vostro cuore a misura davvero cosmica e vi fa entrare nello stesso orizzonte di Dio, facendovi diventare l'abbraccio di misericordia di Dio che nulla e nessuno a sé trattiene ma tutti restituisce a libertà.

 

2.  Chiamati alla fraternità

 

è la prima volta che ordino insieme due diaconi. Abbiamo sempre fatto l’ordinazione diaconale  nelle parrocchie di provenienza dei candidati, stavolta due giovani seminaristi vengono ordinati diaconi insieme perché tutti e due vengono dalla comunità cristiana che è in San Cataldo, seppur da due parrocchie diverse, e sono contento che abbiano accettato la proposta del Vescovo di essere ordinati insieme, in fraternità, anche se personale, individuale è la responsabilità.

 

Il testo del Vangelo che la Chiesa oggi ascolta e proclama in tutto il mondo (Mc 1,14-20) ci presenta due chiamate, due racconti di vocazione riguardanti i primi quattro discepoli, che sono due coppie di fratelli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Si può seguire il Signore, si possono ricalcare le sue orme, soltanto se si è disposti a vivere in fraternità, a vivere questa relazione che, in Dio e alla sequela di Cristo Gesù, diventa alta e altra per qualità, per stile, per dimensione.

 

Due coppie di fratelli chiamati: i primi due nell'atto di gettare le reti, nel momento della speranza,  del sogno di avere una ricompensa alla propria fatica, gli altri due, Giacomo e Giovanni, quando ormai il lavoro è concluso e rimettono ordine nelle loro cose e nella loro vita, stanno infatti riassettando le reti. Momenti e tempi diversi: il tempo del dispiegamento della speranza, il tempo del ripiegamento, non in se stessi, ma dentro l'armonia e l'ordine di Dio, si getta e si raccoglie.

 

Questi due verbi – gettare e riassettare – non sono stati scelti a caso dall'evangelista, sono i due verbi che usa il libro di Qoelet nella famosa litania dei tempi: “un tempo per gettare sassi, un tempo per raccogliere...”. “Gettare sassi” in ebraico significa “essere fecondi di figli”, “riassettare” – o “raccogliere” – significa “rimettere in ordine la propria vita” (Qo 3,1-8). Ebbene, queste due coppie di fratelli vengono chiamati nel gesto simbolico di una comunità in fraternità capace di generare figli, di essere feconda di generazioni, di produrre frutto. E dall'altra parte nel momento in cui la fraternità fa mettere ordine nella propria vita, nel proprio cuore perché non vi sia caos ma cosmos, un mondo ordinato.

 

3.  Tappeti di grazia

 

Carissimi Daniele e Luigi, il Signore vi sta chiamando e voi state rispondendo non fidandovi di voi, dei vostri meriti, dei vostri talenti, di tutto quello che in questi setti anni avete acquisito come scienza e come sapienza, come conoscenza di grazia e come esperienza di vita e di fede. Voi state seguendo Lui fidandovi di Lui, come voi stessi avete scritto, fidandovi di Dio e affidandovi a Dio. Affidatevi sempre a Lui, guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno mai confusi né i vostri volti, né i vostri cuori perché sarete radiosi della stessa luce che è Dio e vivrete la libertà del cuore che vi farà essere sorriso di carità del Signore nella storia, inchino d'amore verso i vostri fratelli, tappeto di grazia per i vostri fratelli ed è passando attraverso di voi che i vostri fratelli, le vostre sorelle devono poter arrivare al Signore. Non importa, poi, se questo tappeto è nuovo o è assai calpestato, io vi auguro di essere un tappeto pestato che mai si ribella, ma sempre si offre e, pur sgualcito, pur scolorito, è sempre un tappeto che rende leggero, silenzioso il passo.

 

Il Signore vi chiama come ha chiamato queste due coppie di fratelli: «Deute, opiso mou», “su, dietro di me”, (Mc 1,17) mai avanti a Lui, ma sempre dietro di Lui. Non fate l'errore di Pietro che dinanzi al mistero di un amore che si scontra, che si abbraccia con la croce si mette davanti a Gesù e gli dice: «Signore; questo non ti accadrà mai» (Mt 16,22). E Gesù lo rimanda alla sua vocazione originaria: opiso mou, “stai dietro di me” (Mt 16,23).

 

Camminate sempre dietro a Gesù, mettete i passi dove li ha messi Lui e allora davvero voi sarete servi per amore. Solo così in quel peirasmon, in quella “prova” che avrete da vivere sarete liberi e non cadrete: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione» (Sir 2,1), è il testo del Siracide che voi avete scelto. Preparatevi alla prova, vi verranno tanti dubbi, vi verranno tante tentazioni, soprattutto la tentazione della solitudine, della solitarietà, la tentazione di cercare gratificazioni e riconoscimenti, la tentazione di voler essere applauditi, la tentazione di saltare la Liturgia delle Ore perché ci saranno altre cose da fare. Non lesinate il tempo al Signore, la Chiesa si affida oggi alla vostra preghiera, avrete da stasera l'obbligo della Liturgia delle Ore, di ritmare il tempo con la preghiera. Non tradite il vostro essere tappeti di carità: al tappeto basta soltanto che altri lo attraversino.

 

4.  Nel  respiro della preghiera

 

Sia la preghiera il respiro della vostra vita e nelle comunità dove io vi ho mandato, con i parroci – p. Alessandro Giambra, parroco di San Pio X, dove tu, Luigi, svolgerai il tuo ministero e p. Alessandro Rovello, parroco a Campofranco, dove andrai tu, Daniele - trovate tempo per pregare insieme, anche con p. Bernardo Briganti che è lì, pregare insieme per ricostituire la fraternità, perché noi preti ricadiamo spesso nella tentazione di essere condottieri solitari.

 

Dovete pregare insieme, trovate il tempo per pregare insieme, per meditare insieme la Parola del Signore, per vivere insieme il silenzio come condivisione, per fare comunione d'anima fra di voi, perché i fedeli non hanno bisogno di vedere un parroco bravo, un prete capace di fare chissà che, ma di vedere il Signore dentro una fraternità di relazioni d'amore, di relazioni libere e liberanti.

 

E possa Maria Santissima, che si è dichiarata e doulè tou Kyriou, “la schiava del Signore”, insegnarvi a danzare sempre la vita a ritmo dell'amore di Dio, possa Maria Santissima custodirvi nel manto della sua grazia per ritrovare nell'umiliazione della vita, nell'umiliazione del vostro ministero la fonte della libertà nella verità dell'amore e trovare la sorgente della gioia nell'abbraccio fraterno con tutti i presbiteri, i diaconi e i fedeli laici, uomini e donne, affidati al vostro ministero. Vi accompagnerà sempre la mia preghiera, la mia benedizione e il mio affetto di padre. E così sia!

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