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Superare l’indifferenza

31-12-2015 23:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Superare l’indifferenza

Superare l’indifferenza Solennità di Maria SS.ma Madre di DioCaltanissetta - Cattedrale, 1 gennaio 2016 1. Accogliere e raccogliere «Maria custodiva t

Superare l’indifferenza

 

Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio

Caltanissetta - Cattedrale, 1 gennaio 2016

 

1. Accogliere e raccogliere

 

«Maria custodiva tutte queste cose nel suo cuore». Tradizionalmente la Chiesa apre il nuovo anno con la solennità di Maria Madre di Dio, Theotòkos, Maria custode di Dio, custode dei figli di Dio, cioè dell'umanità intera. Anche noi siamo chiamati ad essere custodi di umanità. La custodia è responsabilità per gli altri, responsabilità per la vita, responsabilità per Dio. “Custodire” significa accogliere e raccogliere, come dice il verbo greco, accogliere e raccogliere dentro di sé per diventare responsabili di ciò che si accoglie e si raccoglie e cercare poi di capire e tessere la trama di solidarietà e di unità della storia, cogliendo in questo il volere di Dio.

 

La prima volta che ricorre nella Bibbia, questo verbo della custodia viene applicato a Caino: «Dov'è tuo fratello?», «Sono forse io il custode di mio fratello?» rispose Caino. E nella Bibbia greca lo stesso verbo viene poi applicato a Maria: quello che Caino non ha saputo custodire, Maria lo ha custodito. Caino non ha saputo accogliere e raccogliere Abele come suo fratello e non ha saputo tessere con lui una trama di fraternità, una relazione di solidarietà, non è nato alla responsabilità della fraternità, anzi ha proprio ucciso un fratello uccidendo così se stesso, perché non potendo avere relazione con altri, l'uomo sfigura il suo volto e la sua identità.

 

Papa Francesco in questo primo giorno dell'anno dedicato alla Giornata mondiale per la pace, ci ha lasciato un messaggio che è quello di superare l'indifferenza per conquistare la pace. L'indifferenza è il rifiuto della custodia. Maria ha custodito Dio, noi spesso siamo indifferenti nei confronti di Dio, dice papa Francesco. E quanto più l'umanità si allontana dalla sua sorgente, tanto più si smarrisce, non si riconosce in quello che è. Superare l’indifferenza significa farci anche noi, come Maria, custodi di Dio, saper generare Dio nell'umanità, in cui il volto di Dio risplende nel nostro volto. Per questo siamo chiamati a custodire Dio accogliendo in noi ogni fratello, ogni sorella, ogni uomo e ogni donna riconosciuti proprio come fratelli perché siamo chiamati ad essere tessitori di solidarietà, costruttori di questa casa comune per ottenere la pace, per conquistare noi stessi alla pace del cuore, alla pace con Dio e alla pace con gli altri.

 

2. Custodi di ogni vita

 

Giuseppe ha custodito Maria e con lei ha custodito questa vita che germogliava nel grembo di lei. Conquistare la pace significa essere custodi di ogni vita, piccola o grande, la vita che è attorno a noi, che è dentro di noi. Siamo chiamati allora a non chiuderci nell'individualismo, a non pensare solo a noi stessi ma a vincere l'indifferenza. Una coppia della nostra Diocesi in questi giorni è stata in Grecia e lì hanno colto come in questi ultimi due anni siano transitati più di ottocentomila migranti in cerca di pace, di serenità, di un futuro possibile. E allora, abbiamo pensato di aprire anche là un negozio “scalda cuore” per tutti quei migranti che non hanno casa, che non hanno abiti. Siamo chiamati a nascere alla custodia anche di questa città, che ormai è arrivata al crollo totale, all'abisso, al degrado più assoluto. Ma chi deve prendersi cura della città? Siamo noi cittadini ad essere chiamati come Maria ad accogliere e raccogliere le cose buone di questa città, superando l'indifferenza verso questa casa e cosa comune.

 

Questo anno che inizia ci veda nascere davvero alla responsabilità della custodia, ci veda superare ogni indifferenza verso la città, verso gli altri, verso Dio, verso la Chiesa ma anche verso noi stessi, perché quel famoso imperativo di don Milani I care, "Mi interesso", possa diventare nostro motivo di impegno, la molla della nostra speranza: mi interesso, tu sei importante per me perché senza di te io non sono. Buon anno!

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