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Solo amore

27-12-2016 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Solo amore

Solo amore Anniversario di Ordinazione episcopale e di ingresso in DiocesiOrdinazione presbiterale di Maurizio NicastroCaltanissetta – Cattedrale, 27

Solo amore

 

Anniversario di Ordinazione episcopale e di ingresso in Diocesi

Ordinazione presbiterale di Maurizio Nicastro

Caltanissetta – Cattedrale, 27 settembre 2016

 

1. Nel segno di Giovanni Paolo II

 

È sempre con tremore e commozione che il Vescovo si accinge a imporre le mani e ad invocare lo Spirito Santo con la preghiera consacratoria per l'ordinazione presbiterale di un figlio. E questa commozione, questo tremore io vivo anche questa sera perché ogni volta è come un parto nello Spirito Santo, che fa non solo la Chiesa ma anche chi rappresenta gli Apostoli in questa porzione di territorio, cioè il Vescovo.

 

Mi dà gioia, caro Maurizio, il parere dei miei stretti collaboratori, a cominciare dagli educatori del Seminario, dai docenti del nostro Istituto Teologico e da quanti, in un modo o nell'altro, ti hanno conosciuto. Ma mi dà gioia anche l'averti seguito personalmente in questi anni, aver visto la tua crescita umana, intellettuale, spirituale, relazionale e, quindi, aver constatato con i miei stessi occhi questa tua sempre più intima adesione al Signore, che ti ha chiamato quale nostro collaboratore nel presbiterato; aver visto e constatato anche la tua generosità nel donarti, la tua serietà negli impegni assunti e in modo particolare la profondità con la quale ti metti in preghiera davanti al Signore, nella semplicità del feriale snodarsi della vita. Tutto questo mi induce a convincermi ancora di più, non solo che il Signore ti chiama, ma anche che ti chiama al presbiterato in questa porzione di Chiesa che è in Caltanissetta.

 

Tutto è nato da Giovanni Paolo II. Il nostro primo incontro è stato proprio in piazza S. Pietro a Roma, in occasione della morte o, meglio, del pio transito del Papa Santo che ci ha lasciato te come dono proprio in occasione della sua morte, perché da quel momento si è avviato un dialogo e di confronto anche con il tuo Vescovo di origine, quello di Monreale, che ha acconsentito a che tu intraprendessi questo percorso e quindi ti incardinassi nella Diocesi di Caltanissetta. E oggi, giorno in cui io ricordo e rivivo la mia sacra ordinazione episcopale voluta da S. Giovanni Paolo II, ecco che attraverso le mie mani e la mia preghiera, vieni riconsegnato quale presbitero, alter Christus, a questa storia, con questo presbiterio, con questa Chiesa.

 

Sono grato a te per il sì che hai detto e dirai questa sera pubblicamente al Signore, sono grato alla tua famiglia, al tuo papà che dal cielo certamente gioisce e guarda anche con ammirazione, l'umiltà e il coraggio del tuo sì. Ma sono grato anche alla comunità del Seminario che ti ha aiutato e formato e a tutti i presbiteri che in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con te e che oggi nella persona del Rettore del Seminario ti riconsegnano al Vescovo perché ti restituisca alla Chiesa e al santo popolo di Dio.

 

2. Uomo di Dio e sostegno dei deboli

 

Nella tua semplicità hai voluto lasciare per questa celebrazione le letture del giorno. Qualcuno potrebbe chiedersi cosa c'entra Giobbe con un’ordinazione presbiterale, in realtà c'entra, è Parola di Dio, c’entra perché il sacerdote, come abbiamo ascoltato al cap. 2 della lettera ai Filippesi, come Gesù il sacerdote si lascia umiliare, si fa servo dell'umanità, ne assume su di sé i drammi e le angosce, le gioie e le speranze. Giobbe rappresenta l'umanità che non riesce a trovare il senso del dolore, il senso del morire. Giobbe rappresenta l'umanità nel tunnel, nel silenzio di Dio, nell'oscurità della vita. Giobbe è l’umanità che non vede luce, che non vede speranza all'orizzonte e allora torna indietro al giorno del suo concepimento augurandosi di non essere nato; eppure è lì, a gridare questo suo perché al Signore, anzi a cercare questa verità di Dio, verità che i teologi non sanno dargli perché sono professionisti del sacro ma non hanno incontrato Dio. L'unico vero amico di Dio, e lo dirà Dio stesso, è proprio Giobbe che nel suo dibattimento con Dio trova il senso del lottare. Ecco, noi diveniamo sacerdoti per grazia di Dio, perciò tu devi sposare questa umanità, devi entrare nelle pieghe di tanti conflitti, di tante oscurità, di tanti smarrimenti.

 

Il nostro amabilissimo Vicario Generale accennava nel saluto augurale all'inizio della celebrazione, ai drammi della nostra gente: la disoccupazione, la mancanza del lavoro, le lacerazioni della famiglia, a causa delle quali a volte i bambini sono abbandonati a se stessi. Ecco, sei chiamato ad entrare dentro queste piaghe d'umanità, con lo stile del Servo del Signore, che sta nelle pieghe della storia e non alza la voce, non grida, diventa sostegno dei deboli, alimento di quegli stoppini dalla fiamma smorta, non entra nella piazza del mondo con il decalogo o le leggi, con grandi riti e devozioni, vi entra da uomo, ma da uomo di Dio. Sapendo che proprio perché è mandato dal Signore ad assumere su di sé i delitti dell'umanità, lui deve salire il Golgota della sua morte e solo in quella morte ignobile trova senso la sua esaltazione gloriosa.

 

Maurizio, il vangelo di oggi presenta un Gesù che ha un appuntamento, non con la Gerusalemme regale, la città di Davide, né con la città che uccide i profeti. L'appuntamento è con la collina del cranio di Adamo dove sarà piantata la sua croce. Ecco, sappi salire sul Golgota dell'altare dove è piantata la croce di Cristo che ha redento il mondo, lasciati inebriare dal suo messaggio, fa’ che l'anima di Cristo diventi la tua anima, lasciati abitare dalla Trinità. Quest'anno la nostra Diocesi si impegna a rinnovare il senso e la professione del Credo nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo, entra dentro il mistero di questa comunione perché il sì che questa sera pronunci è il sì del tuo battesimo, del tuo essere incorporato in Cristo grazie alla Chiesa che ti accoglie.

 

3. Frammento di un’ostia

 

Questa sera la Chiesa ti accoglie nella famiglia del presbiterio e tu ripronunci quel sì che non solo ti ha fatto figlio nel Figlio, ma ti ha consegnato alla storia come fratello. Non esiste nella Chiesa il sacerdote come cavaliere solitario, questi sacerdoti sono fuori dalla logica di Dio e dalla Chiesa e sono fuori dalla logica delle fede perché sono fuori dalla logica dell'amore e della comunione nel presbiterio.

 

Sappi perdere pur di vivere la comunione nel presbiterio. Il nostro è un ottimo presbiterio fatto di santi sacerdoti che faticano, che si impegnano, che credono. Vai al di là delle apparenze, delle debolezze anche umane, cogli il mistero che questa sera attraverso di me ti lega a questo presbiterio. Il Vescovo ti manda e in te è tutto il presbiterio che compie quella missione; in ogni presbitero è tutta la famiglia presbiterale presente in quel luogo, in quella parrocchia, in quell'ambiente, sentiti uomo fra tutti, parte di un tutto, frammento di un'ostia che è questa Chiesa e questo presbiterio.

 

Tu dirai "questo è il mio corpo... questo è il mio sangue" e non lo dirai solo del Corpo di Cristo, del Sangue di Cristo, lo dirai del tuo corpo e del tuo sangue versato per Dio. Sappi che tanti altri uomini di Dio quel giorno pronunciano le stesse parole e lo dicono di sé ed è proprio il dirlo in persona Christi che ci fa davvero uno al di là delle visioni, più o meno rette e corrette. Non sono queste visioni, non sono le filosofie che hanno portato il Vangelo, è l'amore.

 

4. Dono gratuito e incondizionato

 

Maurizio, il Vangelo è amore, solo amore, null'altro che amore, solo questo, solo l'amore di pura perdita, l'amore di Cristo che si è lasciato umiliare, che si è fatto schiavo. Lui che ha portato il nome del Padre e ci ha convocati nel nome del Padre e ci ha fatti con lui figli del'unico Padre donandoci il suo Santo Spirito, lui è stato dal Padre esaltato al di sopra del Padre stesso. È come un gioco d'amore: il Padre ha dato al Figlio un nome “al di sopra di ogni altro nome”. Dio viene chiamato dagli Ebrei HaShem, “il nome”; ebbene, adesso il nome dinanzi al quale nei cieli, sulla terra e sottoterra, tutti ci inginocchiamo è il nome di Gesù. Ma questa esaltazione nasce dalla sua umiliazione, nasce dal Golgota. Ecco cosa è l'Eucaristia, è questo Golgota che rivive, rivivrà nel tuo domani, rivivrà nel tuo corpo; per questo il nostro ministero non è un mestiere, non siamo mestieranti del sacro, il nostro ministero è gioia, fraternità, comunione, dono gratuito, incondizionato, sacrificato di noi stessi. Noi siamo ostia che si consuma.

 

Possa tu, Maurizio, lasciarti sempre guidare da questa Parola e dinanzi alle difficoltà, dinanzi anche agli elogi che riceverai, fai “dura la faccia verso Gerusalemme”, cammina spedito verso quel Golgota. L' anima tua e l’anima di Cristo diventino una cosa sola e così Gesù potrà ancora dire e dare amore nella storia. Ti conduca in questo cammino Maria Santissima, la Donna del sì, la donna che ha vissuto l'oblazione sacerdotale della sua vita nell'umiliazione, ti sia mappa di vita il suo magnificat perché un giorno tu con lei possa cantare il magnificat del tuo sacerdozio. Amen.

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