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Gli ossimori di Dio

01-01-2017 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Gli ossimori di Dio

Gli ossimori di Dio Solennità di Maria SS.ma Madre di DioCaltanissetta, Cattedrale, 1 gennaio 2017  1.      Nella finitudine l’infinito La parola “cuo

Gli ossimori di Dio

 

Solennità di Maria SS.ma Madre di Dio

Caltanissetta, Cattedrale, 1 gennaio 2017

 

 

1.      Nella finitudine l’infinito

 

La parola “cuore” è ripetuta più volte nei testi della Sacra Scrittura che sono stati proclamati: “il tuo cuore” viene illuminato e benedetto; un cuore accoglie lo Spirito che grida: “Abbà, Padre”; un cuore custodisce e diventa la sede della riflessione interiore di Maria.

 

Il cuore: quando pensiamo alla bellezza, quando ci apriamo alla speranza, quando coltiviamo la bontà, compiamo un’operazione del cuore che, congiunta a quella della mente, crea l’armonia dell’essere. Il pensiero ha bisogno del cuore perché il pensiero analizza, il cuore coglie l’invisibile. E’ il cuore che mette in azione i sensi facendo in modo che essi vadano al di là del sensibile per cogliere l’invisibile.

 

Maria custodisce nel suo cuore, medita nel suo cuore e proprio quella finitudine che Lei vede nel Bambino la rinvia all’infinitezza dell’onnipotente. Proprio quell’omaggio reso dai pastori, gli emarginati, i non-osservanti dello shabbat e della Torah, fa comprendere a Maria la grandezza di quella Parola che nel suo grembo e per il suo “sì” si è fatta carne.

 

2.      Raccogliere nel cuore

 

Perciò, in questo primo giorno dell’anno, noi non siamo chiamati soltanto a guardare in avanti verso  ciò che speriamo o che vogliamo essere e diventare, ma siamo chiamati a guardare a ieri, all’anno che fu, per comprendere cosa migliorare, cosa cambiare, in che cosa e in chi sperare e così la chiusura di un anno diventa apertura, apertura illimitata, nel tempo, della nostra speranza. Siamo chiamati, dunque, a raccogliere nel cuore come Maria, per discernere, per buttare fuori tutte le zavorre e le cianfrusaglie che offuscano la vita dell’anima e appesantiscono la nostra vita e  custodire, invece, tutti quei frammenti di luce, di bellezza e di bontà che in questo nuovo anno dobbiamo far fruttificare. Ma, mentre viviamo questo cambiamento di stagione dell’anima nell’esperienza di una stagione che si chiude per fare spazio al germoglio di una nuova stagione, siamo chiamati anche ad essere nuovi dentro. Anche se attorno nulla è cambiato, l’essere umano può cambiare e, cambiando, vede in modo diverso le persone e le cose, il mondo e il tempo.

 

Dobbiamo imparare a cambiare senza trascinarci, a rinnovarci nella consapevolezza che in quella piccola donna di Nazareth ci è data una Madre che, mentre perde il Figlio, acquista innumerevoli figli e, proprio Lei che sperimenta anche il turbamento e lo stupore, diventa per noi ianua coeli, porta del Cielo.

 

Sono gli ossimori di Dio. Anche ciascuno di noi in questo anno può diventare un ossimoro di bontà e di bellezza, cogliendo nella propria fragilità la potenza dello Spirito e nella propria finitudine l’onnipotenza della misericordia di Dio. Che Maria Santissima ci prenda per mano e ci conduca sempre più in alto e sempre più in profondità dentro il nostro cuore, affinché possiamo imparare a vedere, a sentire, a toccare, a gustare, a respirare Dio.

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