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Cercare Dio per le vie degli uomini

06-01-2009 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Cercare Dio per le vie degli uomini

CERCARE DIO PER LE VIE DEGLI UOMINI Professione perpetua Suore Francescane Francescane del SignoreCaltanissetta – Cattedrale, 6 gennaio 2009 1. Sulle

CERCARE DIO PER LE VIE DEGLI UOMINI

 

Professione perpetua Suore Francescane Francescane del Signore

Caltanissetta – Cattedrale, 6 gennaio 2009

 

1. Sulle vie degli ultimi

 

È un giorno di gioia per me, per la Chiesa e in modo speciale per la nostra Chiesa nissena, perché oggi Dio si manifesta nel segno piccolo di un bambino che ci è stato donato e si manifesta attraverso il segno povero di queste quattro nostre sorelle che, dopo nove anni di formazione, hanno deciso di accogliere la chiamata del Signore in modo definitivo, hanno deciso, come la sposa del Cantico dei Cantici, di lasciarsi attirare da Lui, di correre dietro allo Sposo. Lasciarsi attirare da Lui   sfigurato, spogliato, per assumere il volto di uomo. Voi siete sorelle Francescane del Signore e in origine il vostro nome era “del Signore della Città”, cioè di quel piccolo Crocifisso, chiamato volgarmente “il Cristo nero”, quel Cristo che non ha apparenza, né bellezza. Lui vi ha attirato a sé, voi siete sue spose e volete correre con Lui tutta la vostra vita per essere sua epifania, sua manifestazione.

 

È davvero un giorno grande, oggi, perché voi diventate nella Chiesa come la stella che ha guidato i magi, voi ci indicate la direzione, ma attenzione: la stella scompare a Gerusalemme. Voi non potete essere dove si esercita il potere umano e neanche dove si gestisce il semplice sapere non illuminato dalla fede, dove non si cerca la verità, voi siete dove sono i poveri cercatori di Dio. Siete sorelle Francescane del Signore per le vie impolverate dei poveri, degli ultimi, dei bisognosi, siete le Francescane del Signore non nella gloriosa Gerusalemme, ma nel piccolo, umile e umiliante presepe di Betlemme. Questo voi siete e questo siete chiamate ad essere, perché la Chiesa e noi tutti abbiamo bisogno di voi così come siete strutturalmente, Francescane del Signore.

 

2. Lettori di segni

 

Se a Natale abbiamo celebrato il Dio che cerca l’uomo fino a farsi uomo Egli stesso, fino ad abbassarsi nella umiliazione di quella carnalità, oggi, festa dell’Epifania, celebriamo l’uomo che cerca Dio, perché Dio si fa ancora cercare, facendosi ancora trovare. E così, da Natale all’Epifania, viviamo un germinare di segni. Come segno Maria ha avuto prima un angelo e poi una vecchia donna, sterile, eppure in attesa di un bambino; Giuseppe ha avuto un sogno e i pastori hanno avuto un bambino nella mangiatoia; ai magi basta una stella, a noi bastano i magi per incoraggiarci a metterci in strada. Bastano i magi, sorelle, se voi siete stelle per noi. Perfino Erode ha un segno: questi viaggiatori che giungono dall’Oriente, dalla culla del sole, eppure sono alla ricerca di un altro Sole, quel sole che sorge dall’alto, il Re Bambino. Da Natale all’Epifania c’è sempre un segno nella nostra vita di tutti i giorni. Si tratta di piccoli segni, a volte sommessi, spesso si tratta di persone piccole, umili, che non fanno rumore, ma che hanno occhi e parole come stelle e queste persone ci indicano la via di Dio. Per questo dicevo che voi quattro, oggi, festa dell’Epifania, siete per noi come la stella che guida i magi, perché avete occhi e cuore da innamorate, perché ci fate capire che vale la pena scommettere la vita per Dio e che tutto il resto, come dice Paolo, deve essere considerato come spazzatura. Sì, l’uomo, nella sua povertà, è la stella di Dio per gli altri uomini. Diceva S. Agostino: «Percorri l’uomo e troverai Dio». P. Angelico ci ha insegnato a percorrere l’uomo, l’uomo misero, povero, abbandonato, orfano, umiliato e lì ci ha fatto incontrare Dio, perché Dio non si è fatto carta, Dio si è fatto carne e non si incontra nei libri, si incontra nell’uomo, non si incontra nelle scienze di questo mondo, ma nella sapienza che si fa teologia e vita. Siamo, allora, chiamati a diventare lettori di segni. La prima cosa che ci è chiesto di fare, ce la propone Isaia: alza gli occhi, cerchi Dio attraverso il libro dell’uomo, eppure devi alzare gli occhi e li devi distogliere da te, perché la vita è estasi, uscire da se stessi, la vita è guardare in alto, facendo attenzione, come diceva Romano Guardini, anche ai vicoli della storia.

 

 

3. Cercare, trovare e cercare ancora

 

La vita è uscire dal piccolo orizzonte umano, verso il grande giro delle stelle che stanno attorno a noi. Bisogna spezzare le sbarre del narciso che è in noi e riuscire a trovare noi nel lago di Dio. Dobbiamo aprire le finestre di casa ai grandi venti dello Spirito e metterci in strada dietro una stella che cammina, dietro un Bambino che sta nella mangiatoia, dietro sorelle che dalla Tanzania si offrono a Dio e vengono a dire a noi, in Europa, che la vita è lasciarsi cullare dall’amore infinito di Dio; vengono a dirci che il vangelo è ancora attuale e che si può anche oggi lasciare tutto, vendere tutto per seguire Lui, il tutto della nostra vita.

 

Ma per trovare Cristo occorre andare, scogliere le vele dai legami che ci tengono troppo incatenati a noi stessi, viaggiare nella vita con l’intelligenza e con il cuore, perché solo il cuore non basta e solo l’intelligenza appassisce. Bisogna provare a navigare nel vasto mare delle povertà e lì si fa a noi incontro Cristo Signore. Bisogna cercare, e cercare significa trovare e continuare a cercare ancora. S. Gregorio di Nissa diceva che, andando di inizio in inizio, camminiamo per inizi sempre nuovi. Ecco, sorelle, adesso per voi si tratta di iniziare. Avete già vissuto un primo inizio con il noviziato e poi con la prima professione. Oggi è ancora un nuovo inizio. Il Signore ci conduce per nuovi inizi, perché ogni inizio è una sua epifania. Non bisogna però andare da soli, come navigatori solitari, bisogna procedere come i magi. Sono alcuni, sono pochi, ma sono già una piccola comunità. Questi cercatori di Dio, che vanno di inizio in inizio, ci fanno capire che già la solitudine è vinta, perché sono insieme, cercano insieme e con umiltà sanno chiedere e sanno anche fidarsi dei segni non evidenti, sanno anche tornare da una strada nuova. Come i magi dobbiamo fissare gli abissi del cielo e gli occhi delle creature senza avere paura degli errori, occorre un’infinita pazienza per ricominciare.

 

4. Un’altra strada

 

Sorelle, oggi il Signore vi sposa a sé, vi fa sue spose, vi consacra, siete una cosa sacra, eppure continuerete a cadere, a fare errori, continuerete a precipitare dalle stelle alle stalle, ma non abbiate paura, perché in quelle stalle incontrerete il bambino Gesù che vi aspetta e vi dà la mano per risalire alle stelle del cielo. Allora, bisogna avere il coraggio di interrogare la Parola di Dio come bambini, con sguardo semplice e affettuoso, bisogna imparare ad adorare e donare, perché in fondo, i magi, giunti davanti a Gesù, hanno da offrire solo il loro stesso viaggio, un viaggio lungo, quasi due anni, il dono più grande è il loro lungo desiderio, e Dio desidera che noi abbiamo desiderio di Lui.

 

Si racconta che un giovane andò dall’abate, dall’anziano, e gli disse: «Padre, io desidero Dio, voglio entrare a fare la vita comune, voglio essere monaco come te». E il padre abate lo portò nel torrente, gli immerse con forza la testa sotto l’acqua e quel giovane si dibatteva, stava affogando. Poi finalmente lo liberò e il giovane fece un grande respiro, poi l’abate gli disse: «Se desideri Dio, come hai desiderato l’aria mentre eri sott’acqua, puoi entrare. Ma se in te il desiderio di Dio non è così grande, cammina ancora le tue strade, non sei pronto per Dio».

 

Ecco, sorelle, desiderate Dio come l’aria nei vostri polmoni, come il sangue nelle vostre vene, perché lui è intimo a voi più di voi stesse e vi desidera più di quanto voi possiate desiderarlo. Vi auguro l’esperienza dei magi che, dopo essersi inginocchiati, dopo essersi prostrati davanti a quel segno debole, fragile, piccolo, insignificante del Bambino «per un’altra strada fecero ritorno». Anche il ritorno a casa è una strada nuova, perché l’incontro ormai vi ha fatte nuove. Da oggi, sembrerete le stesse, ma un’altra strada il Signore ha disegnato dentro di voi, voi siete un’altra strada nella chiesa, siete la strada della sponsalità consacrata al Signore, la strada che tutti possiamo percorrere. Cercatore verace di Dio è solo chi sa inciampare su una stella, solo chi scambia incenso e oro con un ridente cuore di Dio ed è sempre pronto a intraprendere strade nuove per Lui. Sia lodato Gesù Cristo!

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