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Chiesa della gioia

02-06-2019 01:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Chiesa della gioia

Chiesa della gioia Solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo,280° anniversario della dedicazione della chiesa madreSan Cataldo, 2 giugno 2019  L’asce

Chiesa della gioia

 

Solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo,

280° anniversario della dedicazione della chiesa madre

San Cataldo, 2 giugno 2019

 

 

L’ascensione di Gesù al cielo costituisce il senso pieno del mistero pasquale, il punto di arrivo dell’esodo e della creazione stessa. L’esodo di Gesù dalla terra e dal sepolcro termina con l’ingresso nel cielo: la creatura si ricongiunge al suo Creatore. Dopo l’ascensione, Dio non ha più nulla da dire o da dare. Ha già detto e dato tutto nella carne di Gesù.

 

Tre aspetti desidero sottolineare del vangelo che abbiamo ascoltato, aspetti sui quali l’evangelista Luca mette l’accento:

  • la città
  • il tempio
  • il sentimento.

 

1. Betania

 

Luca ambienta l’ascensione di Gesù a Betania: casa della povertà, casa dell’amicizia e della vita, casa dell’amore fino allo spreco. Perché la Chiesa nascente sia sempre una comunità “povera” perché Dio è la sua unica ricchezza, Perché la Chiesa nascente viva sempre il calore dell’amicizia… vera e sincera, nell’armonia della relazione. Perché la Chiesa nascente sia sempre luogo di vita, richiamo alla vita, coltivazione di vita. Perché la Chiesa nascente sia sempre e soltanto amore… fino allo spreco. Dio infatti, ci ama con un amore di pura perdita, fino allo spreco del Figlio crocifisso per noi.

 

2. Il tempio

 

Dopo l’ascensione di Gesù al cielo i discepoli si recano al tempio per lodare Dio. Ecco, il vangelo ci riconsegna il primato di Dio, la centralità di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Se vogliamo essere testimoni e annunciatori del vangelo dobbiamo ripartire da Dio. Non cerchiamo dunque l’efficienza dell’organizzazione né l’efficacia delle strategie di evangelizzazione. Stiamo radicati in Dio, viviamo in ascolto della sua Parola, come Maria di Betania… e saremo come i pastori nella notte di Natale e diverremo come gli angeli, che lodano il Signore e raccontano con la vita il Vangelo.

 

Con l’ascensione di Gesù scopriamo che siamo liberi e simili a Lui e in Lui vediamo chi siamo noi: figli amati nell’amato Figlio. Ora possiamo testimoniare e annunciare ai fratelli l’amore del Padre, continuando a pregare, amare, testimoniare il Vangelo come ha pregato, amato, testimoniato Gesù. 

 

3. La benedizione

 

Mentre Gesù ascende al cielo compie un gesto straordinario: «alzate le mani li benedisse». Nei momenti determinanti della sua vita Gesù ha pregato. Nell’ascensione diventa Lui stesso preghiera per noi: le sue mani, ormai in eterno nell’abbraccio del Padre, sono stese per sempre su di noi. È questa l’ultima immagine di sé che Gesù ci lascia: quasi un compendio del suo amore e una garanzia della sua presenza nello Spirito. 

 

Per tutto il vangelo abbiamo aspettato questa benedizione, e ora a noi giunge nella comunione di Gesù con il Padre. Quando era sulla terra Gesù passava bene-facendo (At 10,38). Ora, risorto e glorificato, rimane bene-dicendo.

 

«Mentre egli li benediceva… era portato verso il cielo» (Lc 24,51): Gesù benedice i suoi discepoli mentre si allontana da loro. Il suo andarsene verso il cielo genera un vortice che ci risucchia a Lui per sempre. La sua distanza non è assenza, perché crea in noi quel vuoto e quel desiderio che Gesù stesso riempie e compie con la sua Parola in Spirito e Verità.

 

4. La gioia

 

«Adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24,52): per la prima volta i discepoli adorano il Signore Gesù. Nella sua carne crocifissa e gloriosa hanno visto il Dio da amare e adorare con tutto il cuore (cfr. Dt 6,5). Adorare significa portare la mano alla bocca: si tratta di un amore pieno di riverenza e di una riverenza colma di amore.

 

E «tornano a Gerusalemme con grande gioia» (Lc 24,52): non c’è la nostalgia del distacco, ma la certezza del dono. Questa gioia è l’inizio della Chiesa, ciò che la muove nel suo cammino. È la gioia di chi ha raggiunto ciò che desidera. Nell’ascensione si compie la gioia annunciata a Natale. Ma la gioia sarà piena quando tutti i figli saranno nella casa del Padre. Già ora Gesù, il primo di tutti che si è fatto ultimo di tutti, è tornato. La sua ascensione è il principio della missione della Chiesa di cercare Lui, il primo fatto ultimo!

 

Chiesa della gioia: questa è la nostra vocazione, una vocazione che – diceva San Paolo VI – viene d’altronde, è spirituale. E allora la missione di evangelizzazione avviene per contagio fascinoso. Questa umanità, con le sue ferite e i suoi drammi, dobbiamo tirarla fuori dalla tristezza contagiandola con la nostra gioia, che trova la sua ragion d’essere nel saperci amati da Dio fino allo spreco!

 

E ora tutto comincia… Sia lodato Gesù Cristo!

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