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Fra cielo e terra

23-12-2016 23:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Fra cielo e terra

Fra cielo e terra Notte di NataleCattedrale – Caltanissetta, 24 dicembre 2016  1. Canto e pianto Canto e pianto si intrecciano in questa Santa Notte,

Fra cielo e terra

 

Notte di Natale

Cattedrale – Caltanissetta, 24 dicembre 2016

 

 

1. Canto e pianto

 

Canto e pianto si intrecciano in questa Santa Notte, il canto degli angeli che testimoniano questo evento, questo vuoto del cielo che viene a colmare e a riempire la terra: Dio si fa uomo per opera dello Spirito Santo nel grembo di Maria ed è uno di noi, uno con noi, uno per noi. Ma a questo canto fa da contrappunto il pianto, il pianto per quello che questo Bambino rappresenterà quando si scatenerà la gelosia di Erode, emblema di tutti coloro che sono possessori gelosi della poltrona del potere e non servitori appassionati della Città degli uomini e delle donne.

 

Anche oggi al canto degli angeli, fa da contrappunto il pianto per una situazione di guerra sempre più diffusa, che impedisce tante volte al cuore di gioire, mentre la paura ha il sopravvento. Canto e pianto, gioia e paura si intrecciano anche questa sera; non possiamo, infatti, non gioire per quello che il Natale rappresenta, ma allo stesso tempo certamente non possiamo non partecipare alla situazione di disagio che vivono tanti nostri fratelli e sorelle anche qui in Italia, nelle zone terremotate, come ci ricorda questo presepe che padre Gaetano ha voluto realizzare qui in Cattedrale.

 

Dobbiamo gioire perché, come ha ricordato stasera nell'omelia Papa Francesco, facendosi uomo Gesù si appropria della nostra natura umana, la fa sua; ma ritengo che sia altrettanto vero che questa notte l'uomo si riappropria della sua natura divina perché la nascita di Gesù ci dice che anche noi siamo figli del cielo, che le nostre radici sono in Dio.

 

2. Le fondamenta cielo

 

Abramo una notte ha provato a contare le stelle, ma ogni stella è un essere umano, noi siamo nati dal cielo, ciascuno di noi questa notte è chiamato, più che ad accogliere il Dio che si fa uomo, a riaccogliere se stesso come Dio: "Ecco, voi sarete come Dio". Questo è venuto a dirci Gesù, ciò che noi siamo per origine, per vocazione. Noi siamo figli di Dio, siamo da Lui. A volte i nostri peccati, soprattutto l'orgoglio e la presunzione, ci fanno talmente allontanare da Dio da alienare noi da noi stessi perché non viviamo più da figli di Dio e allora in noi prevale la carne.

 

Gesù è venuto a farsi carne per dirci che la divinità che noi siamo può vincere sulle tenebre della carne e che è compito nostro trasformare in cielo questa terra che ci è data come mangiatoia di solidarietà. In tanti punti dell'universo, guardando verso la terra si devono contemplare tante stelle quanti siamo noi. Per questo il Natale ci intenerisce, perché riscopriamo la nostra identità in quel Bambino che ha il sapore di donna dalla quale è nato, che odora di paglia ma è Dio, è figlio di Dio. Così anche noi abbiamo sapore di donna perché una donna ci ha generati, odoriamo di paglia, che è la nostra fragilità, ma siamo anche noi un frammento di Dio e in questa notte, un Bambino ce lo ricorda: tu sei un frammento di Dio, perciò costruisci la casa della tua esistenza al contrario, non mettere le fondamenta sotto terra ma in cielo, da dove vieni e verso dove vai. E allora, anche il pianto si trasformerà in riso, anche il dolore si trasformerà in gioia, anche le guerre si trasformeranno in abbraccio di pace, se ciascuno di noi ricorda a se stesso e agli altri che viene dal cielo.

 

A Natale accendi la stella che tu sei, non lasciare che la casa della tua esistenza crolli come macerie senza senso, metti le fondamenta in cielo e ti farai davvero casa ospitale, sarai anche tu la mangiatoia dei tanti cercatori di senso, sarai per tutti il sorriso di Dio. Buon Natale!

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