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Il Grembiule del Servizio

27-09-2010 01:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Il Grembiule del Servizio

IL GREMBIULE DEL SERVIZIO Ordinazione diaconale di Pier Enzo CostanzoMussomeli-parrocchia S. Enrico, 27 settembre 2010 1. Servi per amore Nella prima

IL GREMBIULE DEL SERVIZIO

 

Ordinazione diaconale di Pier Enzo Costanzo

Mussomeli-parrocchia S. Enrico, 27 settembre 2010

 

1. Servi per amore

 

Nella prima lettura S. Paolo ci richiama, ancora una volta, alla coscienza della nostra nullità, alla consapevolezza della nostra nudità davanti a Dio. Questo è un tempo in cui si impongono  l'orgoglioso e il prepotente, il potente e l'arrogante, per cui questa pagina di Paolo diventa per noi provocatoria.

 

Ma anche l'ordinazione diaconale di Pier Enzo diventa una provocazione per noi, per l'umanità, per la società, una provocazione ancora e sempre per la chiesa e per quanti nella chiesa siamo stati chiamati da Dio ad un compito di responsabilità. Pier Enzo, questa sera il tuo “eccomi” pronunciato nella chiesa, con la chiesa, davanti al Signore è una provocazione anche per me Vescovo, che celebro i sette anni della mia consacrazione episcopale. Per questo motivo, il Vescovo indossa anche la tunicella diaconale, perché non deve mai dimenticare che l'autorità nella Chiesa è servizio, che il primo è chiamato ad essere l'ultimo e il servo di tutti. Dunque, la tua ordinazione ci richiama alla nostra vocazione.

 

Il diaconato dato a dei laici, quindi non a chierici che fanno il loro percorso verso il presbiterato, ma a dei laici che vivono appieno la loro dimensione laicale, sociale, la loro vocazione matrimoniale, la loro coniugalità e la loro genitorialità, è davvero - come mi suggeriva un tuo confratello, don Salvatore Cardullo – l'apocalisse del terzo millennio nella Chiesa, cioè lo svelamento della vocazione della chiesa, chiamata sempre più, non tanto e non primariamente ad essere Mater et Magistra, ma ad essere, come il suo Capo e Sposo, serva di tutti noi, serva d'amore, serva per amore. La tua ordinazione, come la permanenza dell'Ordine del Diaconato nella chiesa, attraverso tanti uomini che come te vivono e vivranno questa straordinaria esperienza, deve essere sempre una spina nel fianco per la chiesa e per gli uomini di chiesa, perché possiamo ricordarci di Colui che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per tutti. E se Lui, il Signore e il Maestro, si è chinato, ha dismesso quell'abito che lo distingueva nella sua personalità e dignità, e rimasto semplicemente con la veste dello schiavo, si è cinto di un grembiule e si è chinato a lavare i piedi ai suoi discepoli, tanto più noi, suoi discepoli, siamo chiamati a dismettere la prosopopea delle nostre arroganze, delle nostre pretese, delle nostre presunzioni, per indossare insieme alla stola il grembiule del servizio e chinarci con amore verso i fratelli e le sorelle, e in modo particolare verso i più emarginati, i più poveri, verso gli ultimi.

 

2. La via stretta

 

Il Signore ci ha indicato nel vangelo anche quale sentimento deve dominare il cuore di chi decide di seguirlo sulla via stretta dell'amore fino alla croce: «Vedendo le folle che erano stanche né sentì compassione». Pier Enzo, è molto importante vedere le folle stanche, perché oggi in modo particolare il nostro popolo è stanco, i giovani sono stanchi, i bambini sono già stanchi. I ragazzi nascono già stanchi, depressi, demotivati, cercano un senso alto e altro nella vita e non hanno chi possa indicargli la bussola, chi possa fare da faro perché la loro fragile imbarcazione arrivi sicura al porto dell'esistenza. Sono stanche le coppie di sposi e sentiamo sempre più frequentemente di tante coppie che divorziano appena tornano dal viaggio di nozze, se non durante il viaggio di nozze. Tu, Pier Enzo, puoi dar lode al Signore, e noi con te, perché lui ti ha fatto innamorare prima della vocazione al matrimonio e ti ha fatto incontrare Concetta e, insieme a lei, ti ha fatto genitore, creatore di vita, hai dato al mondo insieme a Concetta, tuo figlio Enzo Marco, tua figlia Valeria, oggi sposati e con dei bambini, per cui siete già nonni. È bello perché, hai fatto esperienza dell'amore coniugale e sponsale, dell'amore genitoriale e della fatica di essere padre, non tanto perché si mette al mondo una vita, ma perché la si accompagna pazientemente, perché la si educa ascoltandola, formandola, fino a lasciare i figli liberi della libertà di Dio, perché essi a loro volta possano formare altre famiglie e questa esperienza che ti ha permesso di vivere insieme a Concetta la vocazione primordiale dell'essere umano, quello di trasmettere l'icona del nome di Dio, o theòs agàpe estìn, Dio è amore, e proprio la coppia di un uomo e una donna uniti nel sacramento del matrimonio rivela questa identità di Dio.

 

3. Vedere e farsi prossimo

 

Dopo questa scuola di vita in famiglia, nella quale hai imparato e hai trasmesso il nome e l'essenza di Dio, ora il Signore ti chiama a trasmettere il suo modo d'esserci, con l'altro modo dell'amore: il servizio. Dio ha visto l'afflizione del suo popolo in Egitto, se ne è preso pensiero ed ha chiamato Mosè per liberare il suo popolo; Gesù vede la vedova di Naim che piange, mentre porta al cimitero il suo unico figlio; Gesù vede le folle stanche. È importante che tu sappia vedere le stanchezze degli uomini e delle donne, le stanchezze anche di coloro che ci governano, le stanchezze di coloro che cercano orientamento, le stanchezze dei giovani e delle famiglie, le stanchezze anche di noi sacerdoti. É importante che tu veda e ne senta compassione, cioè avverta in te quella assunzione di responsabilità che Dio ha sentito e ci ha additato incarnata dal buon samaritano, che vede l'uomo emarginato, abbandonato, bastonato, spogliato, preda dei briganti di strada e «ne ebbe compassione». Devi saper vedere come il padre vede quel figlio prodigo che torna e ne sente compassione e vive la tenerezza materna di Dio. E al vedere e al sentire compassione, Dio fa seguire sempre l'azione: non basta sentire compassione, bisogna poi concretamente farsi prossimo, avvicinarsi, annullare le distanze, accarezzare le piaghe di chi soffre.

 

Nel vangelo di ieri abbiamo ascoltato che solo i cagnolini sapevano leccare le piaghe del povero Lazzaro. Possa tu, da diacono, curare le ferite, soprattutto quelle interiori, morali, spirituali dei tuoi fratelli e delle tue sorelle; possa tu essere una sorta di medicina che sappia cicatrizzare le ulcere dei poveri, che sappia fare da connettivo nel tessuto sfilacciato della nostra trama sociale. Non ne sei degno e non ne sarai mai degno, come io, tuo Vescovo, non ne sarò mai degno, vivessi pure mille anni. Ma qui sta la grandezza della nostra vocazione: Dio ha chiamato i deboli per confondere i forti, ha chiamato noi che siamo ignobili, per far comprendere che quel po' di bene che esce da noi, viene solo dalla sua grazia e dal suo amore.

 

Per questo, Pier Enzo, attaccati alla preghiera! La chiesa ti consegna oggi il dovere della Liturgia delle Ore. Sappi santificare il tempo per ricordare a te stesso e a tutti noi che il tempo è di Dio e che, vivendo il tempo con spirito di preghiera e di servizio, noi già orientiamo la freccia del tempo verso l'eternità di Dio, verso il sole che è Cristo Gesù, sole senza tramonto.

 

4.  Apocalisse del servizio

 

E concludo consegnandoti come mandato ufficiale del tuo ministero diaconale, innanzitutto  il tuo servizio e la tua animazione a questa comunità parrocchiale di S. Enrico, nella quale, da quando sei a Mussomeli, è germogliata sempre più la tua vocazione, è maturata la tua spiritualità coniugale, genitoriale e diaconale. Hai saputo ottimamente affiancare p. Francesco Lomanto che, con discrezione e sapienza di pastore, ha saputo e sa curare diligentemente, non solo questo popolo di Dio affidato alle sue cure pastorali, ma ogni anima, ogni persona, con una attenzione a tutti ed a ciascuno.

 

Sii tu, allora, la colonna di servizio e di animazione di questa comunità parrocchiale. Anche in questa parrocchia vivi la liturgia, proclama il vangelo, annuncia la Parola, perché da oggi la chiesa ti abilita anche a tenere l'omelia, quindi devi tenere almeno una omelia domenicale alla comunità cristiana. E siccome il tuo ministero diaconale non si esaurisce solo nel servizio della comunità parrocchiale, nel servizio della Parola e della liturgia, ma richiede il servizio della carità ed inoltre il diacono è servitore del Vescovo e rappresenta le mani della carità del Vescovo, io da oggi ti costituisco Assistente spirituale della S. Vincenzo a Mussomeli, in modo che tu, in stretta collaborazione e sintonia col Presidente e con il Direttivo, possa coordinare l'esercizio della carità in tutte le comunità parrocchiali di Mussomeli, in questa S. Vincenzo che è motivo di vanto di questa città, perché Mussomeli è l'unica città in cui la S. Vincenzo opera davvero con spirito di servizio, di carità fraterna e attenzione ai poveri.

 

E poi, siccome hai maturato una bella esperienza coniugale, matrimoniale, genitoriale, siccome sei competente, insieme a Concetta, in pastorale familiare, io ti affido, dopo aver sentito anche il parere dei sacerdoti di Mussomeli, il compito di animare e di coordinare la Pastorale familiare della città e di rappresentare, insieme a Concetta, le famiglie di Mussomeli nel nostro Ufficio Diocesano, fermo restando, tuttavia, che ogni parrocchia ha la sua coppia o le sue coppie responsabili di animazione. Ma siate voi due a coordinare questa Pastorale, perché dobbiamo sempre più avviarci e incamminarci verso una pastorale di unità e di comunione.

 

Io oggi sono lieto di essere circondato qui all'altare da tanti presbiteri, che saluto e abbraccio affettuosamente, in modo particolare quei presbiteri che oggi celebrano l'anniversario della loro ordinazione presbiterale. Saluto e abbraccio i nostri diaconi e i nostri amatissimi seminaristi, pupilla dei nostri occhi. Saluto le autorità presenti, saluto le suore Francescane del Signore, le suore Mercedarie e sono felice che anche suor Iolanda, la Madre Provinciale, sia venuta da Roma per partecipare a questa celebrazione, perché in questa ordinazione c'è anche il suo sorridente suggerimento. Saluto tutti voi, figlioli carissimi, uno ad uno. Ma soprattutto permettetemi di esprimere una particolare gratitudine all'opera che ha iniziato in Pier Enzo p. Carmelo Sanguedolce, con la bella comunità del Rosario a San Cataldo.

 

Dobbiamo essere grati a padre Sanguedolce  per l'opera che sta portando avanti, a nome del Vescovo, nella nostra chiesa diocesana  verso tutta la comunità del diaconato e tutti gli aspiranti, che credo oggi siano tutti presenti. E’ un'opera preziosa ed io desidero ringraziare padre Sanguedolce ancora una volta, pubblicamente, insieme a voi, perché tanti uomini stanno camminando, accompagnati e sostenuti dalle loro mogli, dai loro figli, verso questa via del servizio.

 

Ma permettete che io ricordi, qui a Mussomeli, anche le vocazioni sacerdotali. Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe. Ho pregato tanto, l'8 settembre, la Madonna dei Miracoli. Mussomeli deve tornare ad essere una culla, un vivaio di vocazioni, perché ci sono giovani buoni, straordinari, ma dobbiamo aiutarli a ritrovare o a trovare il coraggio di dire: «Eccomi, manda me». Fra questi, abbiamo il nostro diacono Vincenzo, della parrocchia di Cristo Re, che è stato ordinato diacono quest'anno e, a Dio piacendo, il prossimo anno sarà ordinato presbitero. E allora, Mussomeli, accogli questo invito del Signore e rispondi con la generosità che ha sempre distinto questo santo e buon popolo di Dio.

 

Eleviamo intanto al Signore il nostro rendimento di grazie e chiediamogli che ci conceda di vivere davvero l'apocalisse del servizio, lo svelamento della chiesa come diaconia dell'umanità. E così sia!

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