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Vele al soffio delle Spirito

29-06-2010 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

Vele al soffio delle Spirito

VELE AL SOFFIO DELLO SPIRITO Ordinazione presbiteraledi don Luciano Calabrese e don Vincenzo GiovinoCattedrale, 29 giugno 2010 È con commozione e trem

VELE AL SOFFIO DELLO SPIRITO

 

Ordinazione presbiterale

di don Luciano Calabrese e don Vincenzo Giovino

Cattedrale, 29 giugno 2010

 

È con commozione e tremore che in questo anniversario della ordinazione presbiterale mia e di tanti miei fratelli presenti qui in presbiterio, imporrò le mani su Luciano e Vincenzo. Commozione e tremore perché penso a quel 29 giugno di ventinove anni fa quando, con profondo tremore, ma anche con piena confidenza nella misericordia di Dio, ho pronunciato il mio “Eccomi”, ho messo le mie mani in quelle del mio padre vescovo, Angelo Rizzo. E posso ben dire che mai le ho sottratte a quella stretta, mai ho sottratto le mie mani all'obbedienza al mio vescovo e ai suoi successori, anche quando, a volte, la ragione o la natura mi portavano ad essere tentato di sottrarle.

Celebro questa Eucaristia con commozione e tremore, ma confortato dalla presenza di tutti i fratelli e figli nel presbiterato. Insieme ad essi, cari Luciano e Vincenzo, io vi accolgo e, confortato dalla loro comunione, vi immetto per opera dello Spirito Santo in questa famiglia presbiterale. Voi siete, aggiunti a quelli ordinati in questi anni nel nostro presbiterio diocesano, il quattordicesimo e il quindicesimo. È una grazia che io non merito: quindici giovani nuovi sacerdoti nel nostro presbiterio in sette anni. Quante cose il Signore ha operato in questa Chiesa, quanti solchi di grazia ha scavato in questa sua diletta sposa! Ma ancor più è quello che non si vede e di cui non possiamo parlare, perché offenderemmo la benevolenza e la provvidenza di Dio.

Provo commozione e tremore perché, per mezzo delle mie mani e della preghiera di invocazione che formulerò, voi non sarete più quelli di prima. Il Signore vi lega a sé e si lega a voi attraverso di me.

 

1.  Il sentiero stretto

 

Le pagine bibliche che abbiamo ascoltato ci presentano la pasqua di Gesù, la pasqua di Pietro e la pasqua di Paolo. Questa è l'immagine che mi veniva dentro stamattina meditando questa parola di Dio, parola che voi dovete custodire nel cuore. È la parola di Dio per voi e ogni anno, per l'anniversario del vostro sacerdozio, dovete tornare a meditare questa parola, per approfondire sempre più quello che il Signore ha voluto dirvi oggi e vuole tornare a dirvi ogni anno.

Il vangelo ci presenta veramente la pasqua di Gesù, perché Egli, chiedendo: “Voi chi dite che io sia?”, si svela come il messia servo dei poveri, il messia servo sofferente. Questa è la sua strada, cari Luciano e Vincenzo, ricordatevi che quanto più chiarirete a voi stessi chi è Gesù, tanto più comprenderete chi siete voi, in quanto altri Gesù e quanto più comprenderete quale è il sentiero di Cristo Gesù, tanto più vi accorgerete che il vostro sentiero è quello stretto, quello della consegna di voi stessi nella ragione, nella volontà e nel cuore, a Dio. Non potete e non dovete più essere voi a disporre di voi stessi, lasciate che Dio disponga di voi. La vostra strada è la sua ed è una strada che attraversa anche l'esperienza amara dei tradimenti, degli abbandoni, delle scorticazioni dell'anima ma ogni giorno, arrivati al Golgota dell'altare, voi potrete con Lui dire: “Prendete e mangiate, è il mio corpo dato per voi”. Non allontanatevi da questo sentiero, sappiate vivere la vostra vita, la vostra quotidianità, sulle orme della pasqua di Gesù.

 

2.  Viandanti d’amore

 

Anche Pietro, nel brano degli Atti che abbiamo ascoltato, vive già la sua pasqua. Pietro nel carcere è invitato dall'angelo a mettersi in viaggio, ad affrontare un viaggio e per questo deve cingersi i fianchi, mettersi i calzari ai piedi, indossare il mantello. Pietro da questo momento si prepara ad affrontare un lungo viaggio, un viaggio che lo vede attraversare la notte oscura, ma anche un viaggio che gli consente di sperimentare la luce perché la Chiesa prega per lui. In questo anno, il Santo Padre ha convocato tutta la Chiesa a pregare per i sacerdoti ed in questo anno i sacerdoti sono stati particolarmente tentati. Alcuni sono caduti nelle reti del demonio e vi sono ancora dentro, ma la Chiesa prega per i sacerdoti come ha pregato per Pietro, perché nelle vostre notti oscure possiate trovare la luce e possiate prendere coscienza di questo sacerdotale viaggio che vi accingete a fare proprio mentre l'angelo si discosta da voi. Quando l'angelo si allontana da Pietro, lui comprende quello che gli sta accadendo. E allora vive il suo viaggio immettendosi sulla strada e arrivando fino alla porta della città.

Il sacerdote è l'uomo che ha sempre i fianchi cinti perché è un viandante d'amore, è un pellegrino di vangelo e, come il pellegrino russo, ha nella sua bisaccia solo un pezzo di pane secco e la Bibbia, null'altro. Così, Luciano e Vincenzo, dovete vivere il viaggio del vostro sacerdozio con l'umiltà che vi distingue, che in voi è da una parte un dono di grazia del Signore e dall'altra un dono che avete ricevuto, bevuto, assorbito dalle vostre splendide famiglie. E allora, con umiltà, a piedi nudi, indossando solo dei calzari leggeri per avere il passo spedito, sappiate arrivare alla porta della città dei cuori degli uomini e delle donne per annunciare ciò che non è vostro, per annunciare il vangelo di Dio, sappiate arrivare alla porta del cuore dei vostri confratelli, per recare loro conforto, consolazione, ma anche santa inquietudine, col vostro esempio. Sì, perché, entrando in questo presbiterio, voi non venite omologati o assorbiti da esso, ma vi portate la vostra personalità e tutta quella luce di grazia che il Signore ha acceso  nei vostri cuori in questi anni, grazie a quanti sono stati preposti alla vostra formazione. Sappiate portare inquietudine nel presbiterio, l'inquietudine che suscita chi si presenta sempre con un cuore umile e puro, perché i puri di cuore vedranno Dio. E se voi vedete Dio, aiutate anche noi a saperlo vedere, sostenendoci nella purificazione del cuore.

 

3.  Liberi al vento di Dio

 

Non legate mai le vele della vostra anima al palo del vostro orgoglio, delle vostre inclinazioni, dei vostri egoismi. Fate come Paolo, sciogliete le vele, lasciate che il respiro di Dio che è lo Spirito Santo soffi e guidi Lui questa fragile imbarcazione che voi siete. Lasciatevi condurre dallo Spirito, non spaventatevi degli sconfinati orizzonti che si aprono davanti a voi.

Oggi voi potete dire, dopo tanti anni di sacrificio, di profondo impegno nello studio, di profonda opera di formazione, plasmazione, nella preghiera: “Tutto è compiuto”. Sì, tutto è compiuto, Vincenzo, tutto è compiuto perché oggi tutto comincia. E nel vostro sacerdozio ogni traguardo sarà sempre una ripartenza, se avrete il coraggio di non legare le vele a nessuna idea, a nessuna persona, a nessuna realtà ecclesiale, liberi, liberi come stasera siete liberi, liberi come quei gabbiani che si librano nel cielo e cercano di apprendere l'arte del volo e di lasciarsi condurre dal vento di Dio. Comincia per voi il viaggio a vele spiegate nell'oceano della vita sacerdotale. Avete visto in questi anni, frequentando, lavorando in diverse comunità parrocchiali, che la vita sacerdotale è un mistero,  è sempre un connubio di poesia e di dramma, un nuovo mistero che oggi si compie e che sempre perdura.

 

4.  Alta e costante coscienza sacerdotale

 

Quello che vorrei chiedervi è di avere sempre la coscienza sacerdotale. Non dimenticate mai, neanche per un momento quello che siete e quello che da stasera diventerete, mai per un momento! Non ci sono cassetti nascosti che prescindono dal vostro sacerdozio. Come per gli sposi il bacio è l'espressione sacramentale dell'amore di Dio, così per voi ogni bacio, ogni carezza, ogni parola, ogni sguardo diventa il sacramento di Cristo sacerdote, diventa un atto di offerta e di immolazione, un esercizio di redenzione.

Dovete avere alta la coscienza sacerdotale per avvertire sempre in voi quello che il Signore stasera compie. Avrete una nuova identità, una nuova ontologica personalità, una nuova comunione con Cristo. Sarete un nuovo modo di esserci nella chiesa e nel presbiterio. E la coscienza sacerdotale, ricordatevi, non si esprime mai nelle chiusure intimistiche, sentimentali, emotive, non si esprime mai negli aggrovigliamenti solipsistici. La coscienza sacerdotale si declina sempre in dialogo, dialogo con il Signore - e perciò con il Vescovo - sempre e comunque, dialogo con i fratelli presbiteri, sempre e dovunque, dialogo con la Chiesa, con i giovani e con gli sposi, con i bambini e con gli anziani, consapevoli che anche dall'ultima anima, dalla più povera anima che si accosterà a voi, voi avrete sempre molto da imparare.

Thomas Merton scriveva: “Un giorno dopo l'altro sono sempre più cosciente di non essere nulla, se non… il mio niente di ogni giorno all'altare”. E poi diceva che questa consapevolezza era per lui un senso di sostituzione, perché la consapevolezza del suo nulla lo portava a comprendere di vivere una “teologia feriale della sostituzione”, perché lui era un Altro, era di un Altro e un Altro agiva in lui, parlava in lui, benediceva in lui, camminava con i suoi piedi, accarezzava con le sue mani e consacrava con le mani che io questa sera consacrerò.

 

5.  Le mani di Gesù

 

Le vostre mani saranno sacre. E allora, sia che prendiate un libro per studiare, sia che prendiate la scopa per pulire la chiesa, sia che teniate la penna per scrivere alti pensieri, o il pennarello per disegnare gli arcobaleni di Dio, quelle mani sono sacre, sono le mani di Gesù. Questa sera noi  baceremo quelle mani e io vi chiedo di non andare a dormire la sera senza baciare le vostre mani, per ricordarvi quello che siete, per ricordarvi quello che siete diventati, pur nei vostri limiti, nelle vostre fragilità, nei vostri peccati, per addormentarvi poi trasfigurati nel Signore: “Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, così l'anima mia a te, o Signore”. Sappiate vivere la coscienza sacerdotale facendo della vostra anima un cenacolo di intimi colloqui con il Signore.

Luciano e Vincenzo, se siete sacerdoti e uomini innanzitutto di preghiera, lo si vedrà. Non diventate mai faccendieri del sacro, mestieranti dei sacramenti, entrate in quel cenacolo di intimo colloquio per ritrovarvi con il Signore nella vostra nuova identità e fate del vostro sacerdozio una fonte di perpetua, quotidiana meditazione, nello stupore per la novità e bellezza di quello che da oggi voi sarete.

Sia Maria Santissima vostra madre e sorella. Lasciatevi accarezzare da lei, ascoltate il suo silenzio, cercate di percepire il flebile e leggero movimento delle sue mani nel vostro cuore, perché come lei voi sappiate custodire la parola da annunciare, sappiate conservare le storie e quei frammenti di Dio che incontrerete giorno dopo giorno, sappiate meditare e servire come Maria per essere sempre tabernacolo d'amore, ostia di divina grazia.

Luciano e Vincenzo, questa chiesa di Dio che è in Caltanissetta, oggi vi accoglie e vi saluta suoi sacerdoti in eterno.

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