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O vere beata nox

11-04-2009 00:00

Diocesi di Caltanissetta

omelie,

O vere beata nox

O VERE BEATA NOX Veglia pasqualeCaltanissetta - Cattedrale, 11 aprile 2009 1. Il silenzio e l’attesa Dal pomeriggio del venerdì a questa santa notte d

O VERE BEATA NOX

 

Veglia pasquale

Caltanissetta - Cattedrale, 11 aprile 2009

 

1. Il silenzio e l’attesa

 

Dal pomeriggio del venerdì a questa santa notte del sabato scorre inesorabilmente lento il tempo; c’è come uno iato, un tempo morto in apparenza svuotato di senso, incomprensibile nel silenzio dell’assenza.

 

Lunghe ore di attesa, di sospensione della parola… giorno di fitte dense tenebre… tempo in cui davanti ai discepoli c’era solo la fine della speranza, un’aporia, un vuoto su cui incombeva il non senso, l’insopportabile dolore, la lacerazione di una separazione definitiva, di una ferita mortale: Dov’è Dio? È questa la muta domanda del sabato santo.

 

E la rivelazione e la fede ci raccontano del cammino e della storia del chicco di grano nel grembo della terra: c’è vita nel suo morire; c’è morte nel suo dissolversi verso la vita. Adam-Gesù, verso dove sei? Gesù vivente è agli inferi ad annunciare anche là la liberazione. «Discese agli inferi» confessiamo nel Credo. Ecco ciò che nel nascondimento avviene al Sabato santo: giorno vuoto, silenzioso per i discepoli e per gli uomini, ma giorno in cui il Padre – che «opera sempre» – attraverso Gesù porta la salvezza nell’inferno gelido del regno dei morti.

 

Epifanio, un antico Padre della Chiesa, ha detto: «Oggi sulla terra c’è un silenzio grande: il Signore è morto nella carne ed è disceso a scuotere il regno degli inferi». Sì, il Signore va a cercare Adamo, e in lui ogni Adamo, come pecorella smarrita. Il Signore scende e visita quelli che giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Un inno della liturgia siriaca canta: «Tu, Signore Gesù, hai combattuto con la morte durante i tre giorni del tuo dimorare nella tomba, hai seminato la gioia e la speranza tra quelli che abitavano gli inferi». E così in ogni luogo o dimensione del cosmo Cristo Gesù ha portato la salvezza.

 

2. Regioni di morte ragioni di vita

 

Sabato santo: il Crocifisso Signore è sceso anche negli inferi di ogni cuore d’uomo; è sceso in quelle nostre interiori regioni non evangelizzate, in quei territori di incredulità, in quei meandri d’umana coscienza dove abbiamo rimosso Dio, in quei muti nascosti sentieri nei quali ognuno di noi nulla può se non invocare la discesa di Cristo perché li evangelizzi, li illumini, li trasformi da regioni di morte in ragioni di vita.

 

Sabato santo… tempo di gravidanza, lievito di vita che spinge e cresce negli spasmi del parto, verso il trionfo della vita nuova. Sabato santo… il suo silenzio non è mutismo ma tempo carico di speranza e di vita, frammento di deserto che spiana la via verso la terra promessa. E sì, del mio sabato santo posso dire con Giacobbe: «Veramente Dio era in questo luogo, accanto a me, ma io non lo sapevo!» (Gen 28,16).

 

Sabato santo… è il preludio dell’aurora di Pasqua! E ogni simbolo in questa santa notte si dissolve nel suo opposto: il freddo della morte svanisce nel fuoco della carità; la notte della menzogna viene ingoiata dalla luce di verità; l’arsura della mortalità viene vinta dall’acqua della natività; il silenzio di rassegnata morte è sopraffatto dalla Parola di novità.

 

Notte di fuoco, notte di luce, notte dell’acqua della vita, notte della Parola che crea e rigenera… e la speranza trova nell’amore il suo estuario, quell’amore che «le grandi acque non possono spegnere», quell’amore che vince la morte!

 

3. Il Senso del senso

 

E Gesù non ha vinto solo la sua morte, ma la morte, ogni morte: «con la morte ha vinto la morte», canta oggi la liturgia! Il morire di Gesù è l’agonia di Dio contro la morte e il male del mondo. E in questa agonia, nel senso greco del termine cioè in questa “lotta” Gesù il Signore, Dio da Dio e Luce da Luce, ha vinto! La resurrezione di Gesù è perciò il sigillo posto da Dio Padre sulla lotta del Figlio. Cristo Gesù, mostrando di avere una ragione per morire – cioè dare la vita per l’umanità tutta – ha mostrato che c’è una ragione per vivere: amare e perdonare fino all’olocausto del proprio offrirsi per amore; un amore più forte dell’odio, della violenza, della morte. Solo così e solo per questo noi in questa santa notte possiamo e dobbiamo cantare la Vita!

 

Questa Notte Dio si consegna a noi come la vita di sempre. Questa notte Dio ci attira a Sé nella vita per sempre. Questa notte il Crocifisso Risuscitato si svela a noi come il Senso del senso stesso della vita, del nostro nascere e del nostro morire. Questa notte, come quel mattino di Pasqua, è rivolto a noi l’annuncio: «Non temete, non abbiate paura! Il Crocifisso è risuscitato e vi precede nella vita. Ritrovate il coraggio di seguirlo e di camminare la vita sui sentieri della gioia!».

 

Ecco la Pasqua: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni speranza. Sì, fede, carità e speranza sono l’utopia possibile di chi crede che l’ultima parola per l’uomo non è la morte ma la vita, la nostra Pasqua in Dio, perché Dio ha fatto Pasqua con noi. Sia lodato Gesù Cristo!

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